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sabato 3 marzo 2018

Sono Cesare... tutto bene! & L'ultima lettera alla mia prima fidanzata. direttamente a casa Vostra in spedizione postale gratuita. Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini.


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Tutti gli Ebooks della P.E.R.O Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini 





Tutti i miei Ebooks sono disponibili per l'acquisto di tutti gli stores online nazionali e internazionali. 






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La vera storia di una relazione d'aiuto reciprocamente e intensamente vissuta tra un giovane educatore e un bambino autistico. Cesare e Giovanni si conoscono nell'ambulatorio di un consultorio di quartiere di Genova. La proposta di provare per tre mesi un tentativo di assistenza domiciliare, si rivela un'occasione per mettere in contatto due personalità in piena crescita, mutamento, che entrando in sintonia vivranno 15 anni indimenticabili...
Lettera di prefazione "Soffrire assieme" del dott. Roberto Soriani psichiatra servizio salute mentale ASL 3 Genova.
Articoli introduttivi:
"L'autismo secondo me"
"Cosa intendiamo quando parliamo di Relazione d'Aiuto".
Articoli di postfazione
"La sindrome X fragile"
"Disabili intellettivi e relazionali vs abili intellettivi e relazionali"
Una produzione editoriale P.E.R.O Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini




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Quando lo sport incontra la storia e la passione per elevarsi ad una dimensione culturale.

Era l'anno1976. Quindici bambini condotti e "rapiti" da due mentori appassionati, Marcello e Fulvio, iniziarono a vivere assieme il più classico "viaggio dell'eroe" ben descritto da Christopher Vogler. 

A partire dai sotterranei di un parcheggio al centro della "spettacolare" Sanremo, sognando l'America, daranno vita ad una indimenticabile esperienza indossando le casacche arancioni del TOMATO BASEBALL CLUB.

Questi racconti permettono di vivere in prima persona, tramite i loro occhi, ogni personalità espressa dai protagonisti di questa crescita, che oltre che sportiva si traduce in una trasformazione, umana e culturale del concetto stesso di "sport". 

Incontrando sul loro percorso la vita, la morte, i più grandi autori classici e moderni, la formazione impossibile, da Dante a Whitman, da Mozart a David Bowie, passeggiando assieme a Marylin Monroe e Joe di Maggio in paradiso alla ricerca del girone del battiecorri ".

I piccoli inconsapevoli eroi del baseball del TOMATO BASEBALL CLUB vi invitano alla lettura e condivisione della loro irripetibile avventura, che li porterà dalle "catacombe" alla serie A, sino allo realizzazione del Sogno Americano con l'esordio in major league di Alex Liddi.

Dalla Prefazione di Giovanni Colantuono:

"Chi ha giocato a baseball, a mio giudizio, è una persona per certi aspetti speciale. Il baseball non è uno sport qualunque, il baseball non forma solo atleti veri. Il baseball forma uomini particolari.

Quando avrete finito di leggere questo libro avrete capito anche il perché ". 

Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini


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La mia storia di "scrittore per caso". Una riflessione profonda sui commenti dei lettori. "Le sue pagine mi hanno emozionato"....Il mio scrivere, il vostro leggere, percorsi assieme. Un viaggio dentro noi stessi, dall'esperienza quotidiana,alla ricerca di un senso, passando dai ricordi, per arrivare alle emozioni. La mia storia di "scrittore per caso" alla scoperta di un metodo espressivo. . La creazione del testo, presente in noi, da restituire per far del nostro esperito una strada da proporre e da seguire.
La scrittura e la relativa lettura emotiva.
Giovanni Tommasini



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Una storia di quotidiana resilienza, una storia di rinascita dalle ceneri di un passato tormentato. Un diario di vita che si trasforma in un romanzo. Giovanni Tommasini, oggi educatore sociale, ci riporta alla sua infanzia, agli anni più tormentati della sua vita. Ci riporta a un'età che dovrebbe essere costellata di dolci ricordi e che invece, nel suo caso, viene travolta da un uragano fatto di violenza e intimidazioni. Ma Giovanni non si arrende. Inizia a curare un diario personale e scopre, nella scrittura, non solo una valvola di sfogo, ma anche un mezzo attraverso il quale andare avanti scrollandosi di dosso i fantasmi di un passato tormentato. Da quel diario nasce "Una vita senza", un libro di straordinaria potenza narrativa, all'interno del quale le emozioni si fondono con la bravura dell'autore. Una testimonianza di vita che vuole anche essere un monito per i tempi e le generazioni a venire.





Ebook anche tradotti in lingua inglese. 



Giovanni Tommasini Ebook's. True Stories of life.





mercoledì 3 gennaio 2018

Storie di Sport, Autismo, Scrittura, Resilienza. I miei primi quattro Ebook. Giovanni Tommasini Edizioni.



Quando lo sport incontra la storia e la passione per elevarsi ad una dimensione culturale.

Era l'anno1976. Quindici bambini condotti e "rapiti" da due mentori appassionati, Marcello e Fulvio, iniziarono a vivere assieme il più classico "viaggio dell'eroe" ben descritto da Christopher Vogler. 

A partire dai sotterranei di un parcheggio al centro della "spettacolare" Sanremo, sognando l'America, daranno vita ad una indimenticabile esperienza indossando le casacche arancioni del TOMATO BASEBALL CLUB.

Questi racconti permettono di vivere in prima persona, tramite i loro occhi, ogni personalità espressa dai protagonisti di questa crescita, che oltre che sportiva si traduce in una trasformazione, umana e culturale del concetto stesso di "sport". 

Incontrando sul loro percorso la vita, la morte, i più grandi autori classici e moderni, la formazione impossibile, da Dante a Whitman, da Mozart a David Bowie, passeggiando assieme a Marylin Monroe e Joe di Maggio in paradiso alla ricerca del girone del battiecorri ".

I piccoli inconsapevoli eroi del baseball del TOMATO BASEBALL CLUB vi invitano alla lettura e condivisione della loro irripetibile avventura, che li porterà dalle "catacombe"  alla serie A, sino allo realizzazione del Sogno Americano con l'esordio in major league di Alex Liddi.

Dalla Prefazione di Giovanni Colantuono:

"Chi ha giocato a baseball, a mio giudizio, è una persona per certi aspetti speciale. Il baseball non è uno sport qualunque, il baseball non forma solo atleti veri. Il baseball forma uomini particolari.

Quando avrete finito di leggere questo libro avrete capito anche il perché ". 

Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini



La mia storia di "scrittore per caso". Una riflessione profonda sui commenti dei lettori. "Le sue pagine mi hanno emozionato"....Il mio scrivere, il vostro leggere, percorsi assieme. Un viaggio dentro noi stessi, dall'esperienza quotidiana,alla ricerca di un senso, passando dai ricordi, per arrivare alle emozioni. La mia storia di "scrittore per caso" alla scoperta di un metodo espressivo. . La creazione del testo, presente in noi, da restituire per far del nostro esperito una strada da proporre e da seguire.
La scrittura e la relativa lettura emotiva.
Giovanni Tommasini


Una storia di quotidiana resilienza, una storia di rinascita dalle ceneri di un passato tormentato. Un diario di vita che si trasforma in un romanzo. Giovanni Tommasini, oggi educatore sociale, ci riporta alla sua infanzia, agli anni più tormentati della sua vita. Ci riporta a un'età che dovrebbe essere costellata di dolci ricordi e che invece, nel suo caso, viene travolta da un uragano fatto di violenza e intimidazioni. Ma Giovanni non si arrende. Inizia a curare un diario personale e scopre, nella scrittura, non solo una valvola di sfogo, ma anche un mezzo attraverso il quale andare avanti scrollandosi di dosso i fantasmi di un passato tormentato. Da quel diario nasce "Una vita senza", un libro di straordinaria potenza narrativa, all'interno del quale le emozioni si fondono con la bravura dell'autore. Una testimonianza di vita che vuole anche essere un monito per i tempi e le generazioni a venire.


La vera storia di una relazione d'aiuto reciprocamente e intensamente vissuta tra un giovane educatore e un bambino autistico. Cesare e Giovanni si conoscono nell'ambulatorio di un consultorio di quartiere di Genova. La proposta di provare per tre mesi un tentativo di assistenza domiciliare, si rivela un'occasione per mettere in contatto due personalità in piena crescita, mutamento, che entrando in sintonia vivranno 15 anni indimenticabili...
Lettera di prefazione "Soffrire assieme" del dott. Roberto Soriani psichiatra servizio salute mentale ASL 3 Genova.
Articoli introduttivi:
"L'autismo secondo me"
"Cosa intendiamo quando parliamo di Relazione d'Aiuto".
Articoli di postfazione
"La sindrome X fragile"
"Disabili intellettivi e relazionali vs abili intellettivi e relazionali"
Una produzione editoriale P.E.R.O Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini




lunedì 12 dicembre 2016

Lettere a mio figlio autistico di Francesco Bordoni. Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini




Francesco non l’ho mai conosciuto di persona.

Mi ha scritto e poi telefonato per chiedere il mio libro “Sono Cesare..Tutto Bene”.

Gli ho raccontato che mi stavano scrivendo altri genitori e si potevano restituire altre “Storie d’autismo quotidiano” per far conoscere la realtà delle famiglie con un figlio autistico.

Francesco mi ha raccontato la sua vita di operaio, di sua moglie senza lavoro e di due figli stupendi, loro unico pensiero.

Mi ha chiesto se poteva scrivermi ogni tanto e ci siamo salutati con la promessa di rimanere in contatto.

Mi arrivò la prima “lettera”.

“Ricky figlio mio” e poi tutte le altre.

Ogni mail di Francesco da allora è stata da me accolta e aperta con trepidazione.

Perché ogni lettera allegata mi permetteva di vedere la sua vita, viverla, essere anche io il padre di Ricky.

Quel muro che si alza tra Francesco e Ricky era come se venisse smantellato dalle lettere che Francesco mi inviava.

Non sono altro che poesie, un racconto, un viaggio che Francesco ci permette di fare sui binari della sua vita con Ricky.

Dalla sua nascita, alla notizia della “patologia” che stava per rapire suo figlio e che avrebbe chiesto a Francesco, e tutti coloro che non avrebbero mai voluto perdere Ricky, un riscatto altissimo.

Ma Francesco ci restituisce il coraggio, l’amore e la disperata dedizione di un padre, che toglie ogni mattone da quel muro, ogni volta che si presenta tra lui e Ricky.

Sono ventisei le lettere che Francesco mi ha mandato in un anno bellissimo passato ad attenderle una dopo l’altra.

La sua testimonianza, aprirà anche a Voi un orizzonte mai immaginato, che grazie a Francesco, dopo aver letto le sue lettere, potrete, come è stato per me, vedere e vivere assieme a lui.

Giovanni Tommasini

Giovanni ti mando un brevissimo sunto
Mio e di Ricky
Ricky è un bellissimo bambino di 
9 anni autistico non verbale
Un bimbo di “ cristallo “ 
L'autismo gli è stato diagnosticato 
A circa 4 anni all’ospedale San Paolo 
Di Milano 
Io sono una persona forse cresciuta 
Troppo in fretta avendo perso il 
Papà presto ( avevo 16 anni )
Ma dentro sono rimasto un ragazzino
Sognatore
La nostra famiglia è composta 
Da me mia moglie Veronica 
Da Ricky e dalla piccola peste
Noemi ( 5 anni )
La diagnosi di Ricky l'abbiamo 
Avuta quando aspettavamo 
Noemi ed è stata un pugno nello
Stomaco mi sono ritrovato in un
Solo colpo a confrontarmi con un mondo 
Che non conoscevo se non attraverso 
Tv e giornali ma loro non ti spiegano 
Le lotte che devi fare ogni giorno
Non ti preparano al dolore sordo
Che provi quando ti viene messo 
Davanti agli occhi quel foglio 
Con su scritto autistico 
La forza per lottare per lui e per sorridere
Di cose che per altri sono stupidate
Quella la devi trovare dentro te come il pianto
Ed il dolore che devi nascondere dietro a un sorriso
Francesco Bordoni




Giovanni Tommasini, nato il 16/10 1966 a Sanremo.

Educatore domiciliare dal 1990.

Si laurea nel 1994 in Scienze Politiche all'università degli studi di Genova.

Lavora dal 1994 in qualità di Educatore per disabili intellettivi e relazionali presso l'Anffas di Genova.

Scrittore dal 2013.

La sua opera prima L'arte del baseball. Casa editrice Chinasky. 

Autori di testi su tematiche di cultura sportiva per la casa editrice G.D'Anna Firenze. 

Responsabile e autore del DVD LA SCUOLA DEL BASEBALL. DALL'INVENZIONE ALLA PRATICA. IL BASEBALL PER TUTTI casa editrice G.D'Anna. 

Editore e autore indipendente dal 2014. 

Opere in autoproduzione. 

- Sono Cesare... Tutto... Bene. Una relazione di reciproco. Libro e Ebook 

- La scrittura emotiva. Io, scrittore per caso. Ebook 

- Una Vita senza. Quotidiana resilienza. Una provocatoria libertà in cerca di scrittura emotiva. Libro e Ebook. 

Titolare unico della P.E.R.O Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini. 

Miei riferimenti personali giovannitommasini8@gmail.com - 3481124999

Blog Giovanni Tommasini Edizioni 







Frammenti  da UNA VITA SENZA

Quotidiana resilienza 

Una provocatoria libertà in cerca di scrittura 

Un misto di sentimenti contrastanti.
Finita di bere laranciata, iniziavano a litigare.
Un groppo in gola. Insostenibilità assoluta.
Passioni adulte, brucianti, oramai una droga, una dipendenza.
Non sopportavo più la quiete, un rapporto affascinante con la passionalità, nato e cresciuto nella violenza, fisica e verbale, ormai lunica dialettica possibile.
I pochi momenti di quiete vissuti come un pericoloso ritorno al nulla...
In mancanza di un persecutore, diventai il boia di me stesso, procurandomi il familiare dolore, mettendo in scena lo spartito familiare fuori di casa.
A scuola, niente aveva più senso.
Entrato nella socialità tutto veniva decodificato con un unico obiettivo: ricreare linferno.
Cercavo laltro, ne avevo bisogno, per vivere altri mondi, tentare di stare al mondo con toni morbidi, uno di fronte allaltro, invece di un eterno braccio di ferro, uno sopra e uno sotto.
Ma vinceva la scena madre, mi sentivo rapito da ciò che avevo appena lasciato.
Allasilo, a scuola, pertanto vivevo ribaltato.
Mi era precluso di accogliere una realtà piana, senza scosse, non capivo.
Nessuno mi aggrediva, ma io stavo comunque male, troppo.
La mia attenzione era assorbita dal mio dolore.
In allarme, sempre.
In difesa. 
Pronto a reagire, comunque.










Solo ora inizio a pensare che un bambino salva chiunque, in qualche modo consapevole della propria debolezza e inferiorità non solo fisica.
E tutto ciò che un bambino non riesce a capire, tradurre in parole, viene assorbito in soluzioni chimiche, in memorie emozionali che agiscono in lui come un telecomando collegato a mine inesplose.
Bombe interiori a orologeria.
Una volta riusciti a evadere, il pensiero di essere fuori da tutto.
Ma in noi un terreno minato, pronto alla detonazione.
Affido a te, caro diario, lo sminamento, il tentativo di trovare le parole per la rivelazione di ciò che è stato e sciogliere queste soluzioni esplosive.
In tua assenza, e al culmine di tensioni insostenibili, era lei che mi metteva in guardia, un fulmine che portava i pensieri in orbita: la vocina.
Falla finita! Ammazzati! Scemo, scemo, scemo, il cancro, scemo... Ammazzati, Ammazzali... Scappa, scappa, falla finita! Non esisti, scemo, scemo, scemo... Sparisci, dai solo fastidio! Cosa stai a fare al mondo... (veloce, spietata, acuta, cattiva, dittatoriale, a tirar fendenti nella mia testa, conficcata nel cervello).
Ripeteva ossessivamente gli insulti paterni, pretendendo, ordinando, una soluzione finale.
Riuscivo a respirare solo volgendo il mio sguardo su di loro, dimenticando me stesso.
Pomeriggi infiniti in attesa del loro ritorno dal lavoro, in preda al panico, a spasmi, con la sensazione di sparire nel nulla, essere risucchiato dal vuoto.
Era sicuramente preferibile la loro presenza, metterli nelle migliori condizioni per esprimere tutta la loro tonicità.
Prima pensa a loro, para i colpi, prevedi le loro mosse, tienili occupati in ogni modo, ma portali verso di te, in qualsiasi modo, falli divertire, sfogare, arriverà il giorno in cui potrai uscire da quella porta e non tornare più...

Lincontro
Ancora poche pagine...
Chiusi il diario, bastava e avanzava.
Era stato chiaro.
Tommasini, ha letto il diario?
Ho dato unocchiata...
Abbiamo parlato con i genitori, non si spiegano il gesto, ottime persone, il papà dirigente in banca, la mamma, donna in gamba, istruttrice di guida. Hanno pensato di lasciarlo tranquillo, in ospedale non è andato ancora nessuno. Si è svegliato, potrebbe andare lei per presentarsi, iniziare a conoscervi.
Va bene. Vado e poi vi dirò. Il diario lo tengo io, me lo farò raccontare e, magari, lo rileggeremo assieme.
Ci faccia sapere... Stava per laurearsi, nessuno riesce a darsi una risposta, una spiegazione... Una famiglia così tranquilla, per bene, cosa sarà passato per la testa di quel bel ragazzo?! Era da poco tornato a Sanremo per finire la tesi e sostenere lultimo esame...
Mi bastava, o forse no.
Il diario aveva ancora pagine dense di significato, ma Giovanni si era svegliato, il mio tempo era terminato, era giusto così.
Incontrarsi, conoscersi.
Ora toccava a lui.
Le sue parole non mi avevano fatto soffrire, erano state la sua salvezza.
La rabbia spaventa, le parole risolvono, sciolgono, permettono il ritorno alla luce.
Quella di Giovanni una confessione onesta, precisa, per collocare ogni cosa al proprio posto, i protagonisti con lo sguardo rivolto dalla parte giusta.
A ognuno la sua parte.
Ritornai a percorrere quel lungo corridoio dospedale. In fondo, la sua camera.
Dovrei andare a trovare Giovanni.
Tommasini?
Sì, sono io.
Ci hanno informato... Mi può lasciare un documento?
Ecco.
Ah, ok, ho capito... Vada pure, lo troverà facilmente, poi passi di nuovo da qui, per avere il vostro riconoscimento, come farebbe Senza...
Grazie.
Andai, senza saper dove. Lo trovai seduto sul letto, come se mi aspettasse.
Ciao!
Chi sei?
Tommasini.
Io sono Giovanni, che vuoi da me?
Mi hanno dato il tuo diario, quello che tenevi abbracciato. Te lho riportato...
Lhai letto?
Sì, fino a un certo punto. Ho preferito smettere di leggerlo quando mi hanno chiamato per dirmi che stavi meglio, era possibile venire a trovarti e conoscerci. Mi manca la fine.
Perché?  Che ti interessa? Cosa ci fai qui?
Ti hanno trovato in bagno, svenuto, vorrebbero capire cosa è successo, io sono un educatore, magari possiamo parlarne...






Il sogno di una vita. 

Un diario. 

Una provocatoria libertà in cerca di scrittura.

Un dialogo interiore.

Il racconto di una quotidiana resilienza.

La ricerca della fine per trovare il proprio inizio.

Un percorso che porta dalla stanza di un ospedale alla notte prima della Laurea.

Una confessione spietata e la scelta di una vita senza.

...... 

Non so se, dopo aver finito di scrivere questo diario, riuscirò ancora a buttare quel bicchiere e tirare via l'acqua, se avrò ancora voglia di vedere come sarebbe andata a finire. Chi, alla fine, diventerà il vincitore e chi il vinto, chi la vittima, chi il carnefice e se ci sarà un salvatore.
Per ora, caro diario mio, posso confidarti che è andata sempre peggio perché non è vero che meno per meno fa più.
Ma, prima, voglio raccontarti come sono arrivato sino a qui, cercando tutte le parole per descrivere il mio inferno, sino all'ultima e poi non so che sarà di noi, di me e delle tue pagine.
Tu che stai leggendo il presente diario ricorda che nessuno è riuscito a fare di meglio, che la vita va da sé e ognuno fa quel che può.

.......

La pelle che scotta, il rossore che con il tempo si tramuta in marrone, i segni della sua furia su di me.
Una pioggia di spilli il frizzio delle sue mani sulla mia epidermide, come si conficcassero tutti assieme.
Iniziavo ad avere una strana confidenza con quel linguaggio.
Unico modo per stare assieme, attirarmelo.
Un contatto.
La realtà, finalmente.






Postfazione a cura di Silvia Bevilacqua. 

Insieme di pratiche filosoficamente autonome. 

Foto di copertina Maurizio Sapia


Per Contattarmi 


.......... 

 Mi bastava, o forse no.
Il diario aveva ancora pagine dense di significato, ma Giovanni si era svegliato, il mio tempo era terminato, era giusto così.
Incontrarsi, conoscersi.
Ora toccava a lui.
Le sue parole non mi avevano fatto soffrire, erano state la sua salvezza.
La rabbia spaventa, le parole risolvono, sciolgono, permettono il ritorno alla luce.
Quella di Giovanni una confessione onesta, precisa, per collocare ogni cosa al proprio posto, i protagonisti con lo sguardo rivolto dalla parte giusta.
A ognuno la sua parte.
Ritornai a percorrere quel lungo corridoio dospedale. In fondo, la sua camera.
Dovrei andare a trovare Giovanni.
Tommasini?
Sì, sono io.
Ci hanno informato... Mi può lasciare un documento?
Ecco.
Ah, ok, ho capito... Vada pure, lo troverà facilmente, poi passi di nuovo da qui, per avere il vostro riconoscimento, come farebbe Senza...
Grazie.
Andai, senza saper dove. Lo trovai seduto sul letto, come se mi aspettasse.
Ciao!
Chi sei?
Tommasini.
Io sono Giovanni, che vuoi da me?
Mi hanno dato il tuo diario, quello che tenevi abbracciato. Te l'ho riportato...
L'hai letto?
Sì, fino a un certo punto. Ho preferito smettere di leggerlo quando mi hanno chiamato per dirmi che stavi meglio, era possibile venire a trovarti e conoscerci. Mi manca la fine.
Perché?  Che ti interessa? Cosa ci fai qui?
Ti hanno trovato in bagno, svenuto, vorrebbero capire cosa è successo, io sono un educatore, magari possiamo parlarne...

..........








LA BANALITÀ DEL BENE

Un rapporto banale tra padre e figlio.
La banalità del bene.
Per me, un vero e proprio antipasto di un pranzo al quale non ero mai stato invitato.
Guardarsi negli occhi, vedere i propri genitori innamorati del proprio bambino.
Sentire una voce familiare che, con il sorriso, ti propone di fare qualcosa assieme, condividere tempo e spazio con gioia.
Non riuscivo nemmeno a immaginarlo.

.........

Non sopportavo più la quiete, un rapporto affascinante con la passionalità, nato e cresciuto nella violenza, fisica e verbale, ormai lunica dialettica possibile.
I pochi momenti di quiete vissuti come un pericoloso ritorno al nulla...
In mancanza di un persecutore, diventai il boia di me stesso, procurandomi il familiare dolore, mettendo in scena lo spartito familiare fuori di casa.
A scuola, niente aveva più senso.
Entrato nella socialità tutto veniva decodificato con un unico obiettivo: ricreare l'inferno.
Cercavo l'altro, ne avevo bisogno, per vivere altri mondi, tentare di stare al mondo con toni morbidi, uno di fronte all'altro, invece di un eterno braccio di ferro, uno sopra e uno sotto.
Ma vinceva la scena madre, mi sentivo rapito da ciò che avevo appena lasciato.
All'asilo, a scuola, pertanto vivevo ribaltato.
Mi era precluso di accogliere una realtà piana, senza scosse, non capivo.
Nessuno mi aggrediva, ma io stavo comunque male, troppo.
La mia attenzione era assorbita dal mio dolore.
In allarme, sempre.
In difesa.
Pronto a reagire, comunque.
Cosa sai fare, cosa hai studiato?, mai: Come stai?
Mi bastava il mio nome scritto sul registro, esistevo.
Una barchetta alla deriva...
Dei compiti, dei voti, delle regole per stare in classe non mi interessava. A nessuno interessava delle mia regole, il mio compito.
Sino alla terza media la cartella non entrò mai in casa, veniva posata sul pianerottolo. Nessuno mai mi chiese cosa contenesse, come stesse andando.
Un bambino allo sbaraglio.






La mia mano nella sua. I suoi occhi nei miei. Tutti e due lo sapevamo. Ma era meglio  fingere.Perché non era ancora il momento per la verità.
Come potevo rispondere al medico?
“Come hai fatto a ridurti così la mano? Lo vedi quell’osso? E’ spezzato in due. Non è facile rompere proprio quello…”
Il medico di guardia mise la lastra su uno schermo bianco, lattiginoso, sembrava pieno di nebbia.
Come quella che avevo in testa.
Sentivo pulsare la mia mano, come stringessi il cuore nel pugno. 
Assieme a me le mie due coinquiline.
Mia mamma e la mia gemella.
Come potevo dare una risposta.
Non potevo confessarlo, non riuscivo neanche io a crederci.
Avevo lasciato la cameretta in disordine.
Si scatenò il solito inferno.
Quel corridoio, il tam tam dei passi verso di me.
Ora eravamo tutti lì, in quella stanza d’ospedale, di fronte a noi la mia mano aperta, nuda e quell’osso diviso in due.
Nell’aria lo schiocco come di una lama.
Il contatto con il vetro e si accese l’immagine dell’incubo appena vissuto.
L’ennesimo.
Poco prima. A casa.
Accucciato per terra e loro addosso.
L’unico approdo alla realtà, a darmele di santa ragione.
Poi quel piede, che per fermare il mio tentativo di fuga mi fece scoppiare la mano tra la suola e il pavimento di marmo, piatto, inesorabile, come quel vetro illuminato davanti ai miei occhi.
La mia età da pochi anni in doppia cifra.
Non mi avevamo rotto solo un osso della mano.
Il medico mi guardò e niente fu più come prima. Non c’era più niente da vedere, da dire. Si era spenta la luce.
Tornando a casa, in macchina, sdraiato in lacrime sul sedile posteriore, guardavo quel gesso.
In me una certezza cresceva.
Ero sicuro.
Un mese non sarebbe bastato.
Una vita forse.




In cerca di scrittura
(una provocatoria libertà)
di Silvia Bevilacqua

«Non capisco tutto e mi rallegro
persino che il mondo come un oceano
inquieto superi la mia capacità
di comprendere il senso dell’acqua, della pioggia,
 dei bagni nello Stagno del Fornaio […]»

Ode alla molteplicità, A. Zagajewski

La scrittrice austriaca Ingerborg Bachmann in alcune interviste rilasciate fra gli anni ’50 e ’70 ci ha lasciato alcune importanti considerazioni circa il compito poetico del pensiero. Un compito che dovrebbe portare nelle esperienze di dolore degli altri perché «il pericoloso sviluppo di questo mondo moderno glielo sottrae» (Bachmann, In cerca di frasi vere, Bari, Laterza, 1989, p.7). Si tratta non solo di un’intenzione autobiografica o intimista di dialogo interiore, ma ci permette di portare attenzione ad una possibile necessità etica, e se vogliamo politica, di una scrittura del “ricordo”. Lo sforzo è dunque quello di appellarsi, attraverso l’esistenza del linguaggio, alla “conoscenza” di quello spazio in cui non si ha solo una vicinanza empatica o d’immedesimazione con il proprio vissuto, ma si raccoglie una rilevanza collettiva della memoria. 
La storia dell’altro, oppure propria, diviene così ricordata e non rimossa. Riportata a quel dialogo “comune” che riarticola il senso delle cose, ne fa scaturire margini oscuri, ne assopisce o risveglia alcune luminosità e presuppone la presenza dell’altro o dell’altra, per essere ascoltata, compresa trasformata. Dopotutto per scrivere ci si ferma a pensare, si scopre la fatica di trovare alcune parole che “sappiano dire” palesando così continuamente la paradossalità “dell’impossibilità di dire”, un gioco straordinario che ci mette nella disposizione a riconoscere che non siamo soli a parlare con noi stessi ma già plurali e insieme ad altri. 
Non cloni ma meticci. Quell’origine, quel germoglio che non si riproduce per spezzamento e innesto ma diviene per fortuna nascita, molteplicità di nascite che, come diceva Arendt è condizioni dell’umanità: essere nati per cominciare. Quando si va in cerca di scrittura forse si ricerca proprio questa generatività. 
Una provocatoria libertà simile a quella di essere nascenti, non solo frammenti di un mondo capitati qui per caso, ma tessuti intrecciati che disperdono autorità, poteri, ruoli e identità. 
La scrittura così ci concede quella libertà di fare esperienza di quell’insieme di eventi attraverso il pensare, e anche se già pensati diventando così, felicemente, un qualcosa di più, di ulteriore, in cui siamo anche di più di quello che abbiamo detto o stiamo per dire.
Sperimentiamo così la posizione, lo sguardo e il punto di vista di chi «stava riuscendo a capire le parole, tutto quello che contenevano. Ma, nonostante tutto, aveva la sensazione che possedessero una porta falsa, nascosta attraverso cui sarebbe trovato il loro vero significato» (C. Lispector, Vicino al cuore selvaggio, Adelphi Milano, 2003, p. 54). Un rischio, come quello di essere liberi ripercorrendo e trovando legami, un’esposizione che richiede la nostra attenzione a trovare temporaneamente una forma. 
Non si può certo sottovalutare che la scrittura resti, sia lì, presente, nero su bianco, irrimediabilmente definita. Questa presunta fermezza è tuttavia un margine, una soglia, un confine che di qua ha la mano della scrittrice o dello scrittore e di là lo sguardo della lettrice o il lettore. Grazie a questi personaggi quel confine diviene labile, lì in quel punto nasceste, grazie alla magia di saper concatenare lettere e di vedere questo concatenamento, diviene la possibile ri-articolazione di mondi. Il lettore o la lettrice vedrà una forma scritta che potrà deformare e portare nel mondo con un giudizio, un punto di vista un sentimento che la farà essere ancora. In questo senso quella forma che tanto si va cercando è fragile, effimera, temporanea, anche se scritta. 
La scrittura è un lungo discorso di cui, diceva W. Szymborska: «la prima frase è sempre la più difficile» e nasce, a mio avviso, da un qualcosa che “non so”, da una continuazione di domande, di imprecisioni e inciampi che temo oggi la contemporaneità voglia racchiudere in margini di sicurezza, domicilio e perfezione. La scrittura non sta al passo coi tempi, rallenta, aumenta, disloca asettiche verità, s’infila negli interstizi della realtà provando a confonderla per comprenderla. Quando questo accade è un improvviso momento, un momento di cui non si conosce mai l’inizio preciso ma che necessita di spazio per far si che esso possa cominciare.
C’è qualcosa in cui credere e da perdonare nella scrittura è «la fede nelle forse segrete che sonnecchiano in ogni cosa e la convinzione che con l’aiuto di parole opportunamente scelte riuscirà a risvegliarle: il poeta (o la scrittrice aggiungo io) può anche aver conseguito in modo trionfale sette lauree, ma nel momento in cui si mette a scrivere l’uniforme del razionalismo comincia a stargli stretta. Ecco che allora si agita sbuffa, slaccia un bottone dopo l’altro, finché non salta fuori dal suo vestitino […]» (A. Bokont, J.Szczesna, Cianfrusaglie dal passato, Adelphi, Milano, 2015, p.172) 
Paradossale poi che chi scrive quanto appena detto vada poi in cerca di dialogo, di pensiero non scritto, attraverso una pratica di filosofia insieme all’infanzia e ad altri mondi nell’idea che questo possa permettere un proposito, quello della pluralità, l’insieme, che anche qui «concede il cominciamento, ciò che permette l’interruzione dell’ordinarietà, la sospensione della metodicità, l’emergere di sensibilità rivoluzionarie» (a cura di S. Bevilacqua, P. Casarin, Philosophy for children in gioco. Esperienze di Filosofia a scuola: le bambine e i bambini (ci) pensano, Mimesis, Udine/Milano, 2016, p. 61).







SIRENE

Non erano riusciti a capire il misto assunto.
Tutte insieme.
In un bicchiere, tutta la famiglia sciolta nell’acqua.
Ora in lui.
Il cassetto delle medicine aperto, ogni confezione vuota..
E niente più.
Disteso tra il lavandino e la vasca da bagno.
Pallido, magrissimo, abbracciato ad un diario.
Le sue braccia, ancora vive, lo difendevano, stringevano, in loro era rimasta energia, non riuscirono facilmente a togliere quelle pagine dalle sue mani.
“E’ scivolato”.
Ai soccorritori dissero così.
I genitori, che indicarono il corridoio, la porta in fondo
Chiusa.
Da dentro.
Impronte di calci e pugni sul pannello esterno.
Respirava ancora.
Qualche parola ogni tanto.
Uscendo dal portone le braccia si sciolsero, lasciandosi andare sino a toccare terra.
Il barelliere ripose il diario sul suo petto, il respiro si aprì in lunghi sospiri.
Le mani lo ripresero con sè.
Le sirene lo portarono in salvo.


Da bozza UNA VITA SENZA - Quotidiana resilienza


In uscita ad ottobre Libro & Ebook 




Scheggia da Bozza - UNA VITA SENZA - Quotidiana resilienza



Mi sentivo morire 

UNA VITA SENZA 

Quotidiana resilienza

Mi sentivo morire.
Scappavo in camera soffocato dalla rabbia, in preda a convulsioni.
Un’unica lucida consapevolezza, non era possibile ammazzarli, il bisogno della  loro presenza mi portava a pensare, sentenziare, che comunque avessero ragione.
Era giusto così, mi meritavo tutto il peggio fino ad allora vissuto.
Solo ora inizio a pensare che un bambino salva chiunque, in qualche modo consapevole della propria debolezza e inferiorità non solo fisica.
E tutto ciò che un bambino non riesce a capire, tradurre in parole, viene assorbito in soluzioni chimiche, in memorie emozionali che agiscono in lui come un telecomando collegato a mine inesplose.

Prossimamente disponibile Libro e Ebook

Giovanni Tommasini

L'altro siamo Noi




Non so se, dopo aver finito di scrivere questo diario, riuscirò ancora a buttare quel bicchiere e tirare l’acqua.
Non so se avrò ancora voglia di vedere come sarebbe andata a finire. Chi alla fine diventerà il vincitore e chi il vinto. Chi la vittima, chi il carnefice e se ci sarà un salvatore.
Per ora, caro diario mio, posso scriverti che è andata sempre peggio perché non è vero che meno per meno fa più.
Ma prima voglio raccontarti come sono arrivato sino a qui, cercando tutte le parole per descrivere il mio inferno, sino all’ultima e poi non so che sarà di noi, di me e delle tue pagine.
Ma tu che stai leggendo questo diario ricorda che nessuno è riuscito a fare di meglio che così, la vita va da sé ed ognuno fa quel che può.
Io posso e voglio fare questo. Lasciare le mie parole su questi fogli bianchi che sono l’unica cosa pulita e vera che dalla mia nascita ho incontrato. L’unica accoglienza trovata.
Tutti hanno fatto ciò che per loro era meglio pensando lo fosse anche per l’altro. Che, o lo vedi o lo spegni.
L’altro siamo noi.







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