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venerdì 7 settembre 2018

Una storia di quotidiana resilienza. Il nuovo Ebook di Giovanni Tommasini. Una vita senza. Su tutti gli stores online nazionali e internazionali.






La versione cartacea dell'ebook, come tutti i libri da me prodotti, ordinabile solo tramite spedizione postale scrivendo a giovannitommasini8@gmail.com o su WhatsApp al 3481124999. 

Le sinossi dei miei primi cinque Ebooks.

Presentazione dell'opera 

La ricerca della felicità, qual è la strada giusta da seguire? Una famiglia felice, coccole e dialogo. È quello che si legge su tutti i libri di fiabe, in tutti i manuali di pedagogia e psicologia che si studiano all’università, negli opuscoli distribuiti nelle strade. Ma è sempre così?
L’opera “Una vita senza”, di Giovanni Tommasini, può essere introdotta con un’emblematica frase di Oscar Wilde: «I figli iniziano amando i loro genitori, in seguito li giudicano. Raramente, se non mai, li perdonano».
Credo che il punto d’inizio sia proprio questo, l’amore di un bambino verso i genitori che non viene ricambiato, anzi, viene utilizzato come ariete per infliggere in esso dubbi, insicurezze, paure ed ansia. Un’ansia frenetica e continua, che non lascia spazio a dialoghi, chiarimenti e tregue psicologiche, ma che logora sia la mente che il corpo costringendo il soggetto a rifugiarsi nella scrittura o nei dialoghi immaginari con figure evanescenti con la speranza che lo portino via dalla patologica prigione di vetro in cui è nato.
Conoscendo l’autore, ho avuto modo di arricchire la lettura del libro in anteprima insieme ad elementi autobiografici corposi e di grande spessore umano; il risultato è stato un grande arricchimento professionale ed umano nel campo della relazione d’aiuto.
“Conoscersi per poter Conoscere” è un paradigma essenziale delle Scienze Pedagogiche, con le tre “A” sintetizzate dall’autore: “Ascolto”; “Accoglienza”; “Attenzione”, le quali insieme alle tre “S”, ossia: “Sapere”; “Saper fare”; “Saper essere” generano le fondamenta che aprono le strade ai sentieri della vita. Giovanni comincia con la rievocazione dei ricordi, anche quelli più complessi e dolorosi, con una lucida analisi descrittiva, come se stesse parlando in terza persona (cosa che poi effettivamente farà ad un certo punto del racconto), riscoprendo il sé bambino e dialogando con lui. Il libro “Una vita senza” si legge tutto d’un fiato, il linguaggio è scorrevole, secco ed essenziale. Molti periodi, volutamente brevi, lasciano spazio al lettore ad immaginare le situazioni, immergendolo nel pieno degli episodi. Avere a che fare con una famiglia problematica e violenta provoca profonde cicatrici nell’animo umano, da cui si protraggono anni ed anni di cure educativo-comportamentali, psicologiche ed alcune volte psichiatriche; fin troppe volte ho visto entrare ed uscire dal mio ufficio minori ed adulti assuefatti da barbiturici e psicofarmaci, oppure consumati dalle droghe finendo pedine nelle mani dalla criminalità organizzata, con l’incoscienza nell’essere vittime predestinate di quella prigione di specchi che vanno via via frantumandosi, a piccoli pezzi, e si conficcano nel sistema nervoso, distruggendo la loro vita, limitando quella di altri.
Ma con Giovanni è stato diverso. Egli sin da bambino trasforma le angherie in forza interiore, la violenza fisica e mentale in ascolto e dialogo, la all’epoca primordiale scrittura emotiva in libri di grande spessore. Giovanni non è uno dei tanti sopravvissuti, ma un uomo che ha scelto di vivere e che non si è piegato alle ipocrisie della nostra cieca società, poiché Giovanni svolge il mestiere di Educatore. Ed ha scelto di farlo con gli “invisibili”; i disabili. Affrontando le grandi paure del nostro tempo, ossia “il diverso”, l’estraneo, il malato. Ecco la sofferenza che diviene “resilienza”, il connubio di elementi istintivi, affettivi, emotivi e cognitivi che forgiano un carattere capace di assorbire gli urti mantenendosi integro nel tempo. Giovanni trasporta il proprio, profondo, rispetto per la vita anteponendo l’essere umano prima del caso clinico o patologico; ecco spiegato il segreto della sua profonda capacità empatica.
Parafrasando Jung ne “Seminari sullo Zarathustra di Nietzsche”, la capacità empatica dell’autore di coinvolgere il lettore si chiarisce in un grande insegnamento: «Non sei capace di amare, se non ami te stesso […]. Se riuscirai ad amare te stesso, ti troverai già sulla strada dell’altruismo. Amare se stessi è un compito così difficile e sgradevole che, se riesci a fare una cosa del genere, potrai riuscire ad amare anche i rospi, poiché l’animale più disgustoso è di gran lunga migliore di te».
Il capitolo conclusivo del volume, il giorno della laurea, è una chiara rappresentazione pedagogica del concetto di resilienza. Un oramai giovane uomo, un professore di grande spessore umano, una tesi impeccabile, nessuno ad assisterne la discussione, un futuro ignoto che non fa più tanta paura… o forse fa meno paura del passato, il quale continua a bussare alla porta della mente e del cuore generando una forte malinconia. La quale è assai tangibile di pagina in pagina, ma che, forse, è necessaria per rievocare determinati ricordi.
“Una vita senza” è anche un potente messaggio ai giovani, poiché oggi la società impedisce ad essi di vivere la loro fanciullezza, li bombarda di messaggi pubblicitari, spesso subliminali, che li spingono a crescere sempre più in fretta, lontano dalle priorità della loro età, come il gioco e la scuola, come l’affetto familiare e il “piacere della scoperta”. Sono, in sintesi, bambini costretti a divenire adulti pre-termine i quali non riescono a identificare il proprio ruolo nella società, finendo con l’essere piatti emotivamente e consoni alla logica del gruppo, inteso come nucleo che “omologa personalità omologate”, tipico dell’“epoca delle passioni tristi” in cui noi pedagogisti ed educatori siamo chiamati ad operare come esperti dell’educazione continua.
I media e la gioventù sono oggi divenuti un binomio indissolubile, i “nativi digitali” utilizzano il web e gli smartphone come una parte di sé, vivendo immersi in logiche commerciali d’interesse per il consumo di massa e di totale disinteresse per il mondo dell’istruzione e del sociale. La stessa “valorizzazione di sé”, la soggettività, è divenuta un qualcosa di oscuro da tenere distante, perché il “noi” dà sicurezza, mentre l’“io” impaurisce, comporta delle responsabilità. Ecco perché questo libro è potente, ed ecco perché va diffuso nelle scuole. Oltre il nichilismo, oltre il deserto emotivo da combattere, oltre il proprio egocentrismo, esiste l’amare la vita. Salvare un singolo ragazzo significa avere speranza di rendere libera una generazione. Una libertà che l’autore si è conquistato gradino dopo gradino, “step by step”, combattendo i mostri che offuscavano la sua mente, uscendone vincitore.
M. Gennari, nell’opera “Trattato di Pedagogia Generale”, scrive: «“L’uomo misterioso esito creaturale e/o misterioso compimento evolutivo permane al cospetto di se stesso. Se trova la forza e la capacità di penetrarsi con il proprio sguardo interno, può scoprirsi portatore, nella sua essenza, del mistero.[…] L’esperienza creativa del viaggio dentro e oltre se stesso fa dell’uomo un soggetto che si cerca nella sua sostanza profonda, composta anche di quella coscienza dove si radica ogni conoscenza. Rivendicare l’essenza umana del soggetto ha il valore proprio del fondare l’uomo nell’animo e nell’umanità».
D’altronde, come Kant insegna: «Il pensare che la natura umana possa diventare sempre più progredita, mediante l’educazione, è cosa meravigliosa».
Una canzone ha accompagnato la mia lettura di “Una vita senza”, nella quale ho trovato una profonda corrispondenza con i contenuti. Johnny Cash, ne “I see a darkness” sembra descrivere il libro; forse perché anch’esso testimone di un’infanzia infelice che, però, lascia una profonda speranza, e commuove chi l’ascolta, un po’ come mi ha commosso il libro:
“Well, you're my friend and can you see / Many times we've been out drinkin' / Many times we've shared our thoughts / But did you ever, ever notice, the kind of thoughts I got? / Well, you know I have a love, a love for everyone / I know. And you know I have a drive to live, I won't let go. /
But can you see this opposition comes rising up sometimes? / That it's dreadful imposition, comes blacking in my mind. / And that I see a darkness. / Did you know how m uch I love you? /
Is a hope that somehow you, /Can save me from this darkness. / Well, I hope that someday, buddy, / we have peace in our lives. / Together or apart, alone or with our wives. / And we can stop our whoring and pull the smiles inside. / And light it up forever and never go to sleep.
My best unbeaten brother, this isn't all / I see”.


Dott. Davide Piserà

Le sinossi dei miei primi cinque Ebooks.


Ebook anche tradotti in lingua inglese. 


Giovanni Tommasini Ebook's. True Stories of life.





venerdì 13 luglio 2018

Relazione d'Aiuto, quotidiana resilienza, racconti di sport, scrittura emotiva e una lettera d'amore. Cinque Ebooks tanto rari quanto preziosi. Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini.


Le sinossi di presentazione  e i link per l'acquisto su Amazon.

Gli Ebooks sono disponibili su tutti gli stores online nazionali e internazionali.



La vera storia di una relazione d'aiuto reciprocamente e intensamente vissuta tra un giovane educatore e un bambino autistico. Cesare e Giovanni si conoscono nell'ambulatorio di un consultorio di quartiere di Genova. La proposta di provare per tre mesi un tentativo di assistenza domiciliare, si rivela un'occasione per mettere in contatto due personalità in piena crescita, mutamento, che entrando in sintonia vivranno 15 anni indimenticabili...
Lettera di prefazione "Soffrire assieme" del dott. Roberto Soriani psichiatra servizio salute mentale ASL 3 Genova.
Articoli introduttivi:
"L'autismo secondo me"
"Cosa intendiamo quando parliamo di Relazione d'Aiuto".
Articoli di postfazione
"La sindrome X fragile"
"Disabili intellettivi e relazionali vs abili intellettivi e relazionali"
Una produzione editoriale P.E.R.O Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini



L'ultima lettera alla mia prima fidanzata.


"La felicità non si vive, si ricorda".
Un libro, un ebook, questo, che va letto con il cuore completamente aperto.
L’autore fin dalle prime frasi ci spalanca con incantevole maestria ad una sensibilità estrema e delicata, che va letta come una lunga cantilena in cui farsi avvolgere dalle sensazioni e riporre noi stessi mentre la leggiamo.
Le pagine alternano la consapevolezza matura- derivante dalla conoscenza del tempo che è stato- alla dolce ingenuità dei sogni- strascico dell’incoscienza di un tempo che si spera mai passato, quello della nostra gioventù- in un assolo di voce maschile che rincorrere quella femminile, ricordando Michela.
Pagine che ci parlano in modo veritiero e diretto dell’amore, un amore in ogni sua forma e dimensione, dentro la moltitudine di impressioni che esso ci dona e con il quale ci suggestiona dentro la nostra esistenza, nel mezzo il tempo, giudice delle nostre scelte e metro di distanza sulle vicende che ci hanno visti protagonisti della nostra storia, il libro si snoda su questo concetto di tempo come ricordo e di memoria come tributo, al semplice volto di qualcuno che abbiamo amato e di tutto quello che con esso abbiamo provato.
Un tempo, citando l’autore, in cui l’altro esisteva per essere incontrato, quella straordinaria potenza che è l’incontro di qualcuno all’interno del nostro percorso solitario.
(dalla prefazione di Marta Borroni)
Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini

https://www.amazon.it/Lultima-lettera-alla-prima-fidanzata-ebook/dp/B07BFN6R9F/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1528355175&sr=1-1&keywords=Giovanni+Tommasini


Una vita senza. 
Una storia di quotidiana resilienza.


La ricerca della felicità, qual è la strada giusta da seguire? Una famiglia felice, coccole e dialogo. È quello che si legge su tutti i libri di fiabe, in tutti i manuali di pedagogia e psicologia che si studiano all’università, negli opuscoli distribuiti nelle strade. Ma è sempre così? 

L’opera “Una vita senza”, di Giovanni Tommasini, può essere introdotta con un’emblematica frase di Oscar Wilde: «I figli iniziano amando i loro genitori, in seguito li giudicano. Raramente, se non mai, li perdonano». 
Credo che il punto d’inizio sia proprio questo, l’amore di un bambino verso i genitori che non viene ricambiato, anzi, viene utilizzato come ariete per infliggere in esso dubbi, insicurezze, paure ed ansia. Un’ansia frenetica e continua, che non lascia spazio a dialoghi, chiarimenti e tregue psicologiche, ma che logora sia la mente che il corpo costringendo il soggetto a rifugiarsi nella scrittura o nei dialoghi immaginari con figure evanescenti con la speranza che lo portino via dalla patologica prigione di vetro in cui è nato.
“Conoscersi per poter Conoscere” è un paradigma essenziale delle Scienze Pedagogiche, con le tre “A” sintetizzate dall’autore: “Ascolto”; “Accoglienza”; “Attenzione”, le quali insieme alle tre “S”, ossia: “Sapere”; “Saper fare”; “Saper essere” generano le fondamenta che aprono le strade ai sentieri della vita. Giovanni comincia con la rievocazione dei ricordi, anche quelli più complessi e dolorosi, con una lucida analisi descrittiva, come se stesse parlando in terza persona (cosa che poi effettivamente farà ad un certo punto del racconto), riscoprendo il sé bambino e dialogando con lui. 

Il libro “Una vita senza” si legge tutto d’un fiato, il linguaggio è scorrevole, secco ed essenziale. Molti periodi, volutamente brevi, lasciano spazio al lettore ad immaginare le situazioni, immergendolo nel pieno degli episodi. Avere a che fare con una famiglia problematica e violenta provoca profonde cicatrici nell’animo umano, da cui si protraggono anni ed anni di cure educativo-comportamentali, psicologiche ed alcune volte psichiatriche; fin troppe volte ho visto entrare ed uscire dal mio ufficio minori ed adulti assuefatti da barbiturici e psicofarmaci, oppure consumati dalle droghe finendo pedine nelle mani dalla criminalità organizzata, con l’incoscienza nell’essere vittime predestinate di quella prigione di specchi che vanno via via frantumandosi, a piccoli pezzi, e si conficcano nel sistema nervoso, distruggendo la loro vita, limitando quella di altri. 
Ma con Giovanni è stato diverso. Egli sin da bambino trasforma le angherie in forza interiore, la violenza fisica e mentale in ascolto e dialogo, la ricerca delle "parole per dirlo" in una primordiale scrittura emotiva e nella lettura di libri di grande spessore. Giovanni non è uno dei tanti sopravvissuti, ma un uomo che ha scelto di vivere e che non si è piegato alle ipocrisie della nostra cieca società, poiché Giovanni svolge il mestiere di Educatore. Ed ha scelto di farlo con gli “invisibili”; i disabili. Affrontando le grandi paure del nostro tempo, ossia “il diverso”, l’estraneo, il malato. Ecco la sofferenza che diviene “resilienza”, il connubio di elementi istintivi, affettivi, emotivi e cognitivi che forgiano un carattere capace di assorbire gli urti mantenendosi integro nel tempo. Giovanni trasporta il proprio, profondo, rispetto per la vita anteponendo l’essere umano prima del caso clinico o patologico; ecco spiegato il segreto della sua profonda capacità empatica.


https://www.amazon.it/Quotidiana-resilienza-provocatoria-libertà-scrittura-ebook/dp/B01MDMYC7V/ref=sr_1_17?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1530198193&sr=1-17&keywords=Giovanni+Tommasini


Il sogno americano del TOMATO BASEBALL CLUB


Dal Libro L'ARTE DEL BASEBALL, ormai fuori produzione, la versione Ebook dei racconti sulla mitica squadra del TOMATO BASEBALL CLUB.

Quando lo sport incontra la storia e la passione per elevarsi ad una dimensione culturale.

Era l'anno1976. Quindici bambini condotti e "rapiti" da due mentori appassionati, Marcello e Fulvio, iniziarono a vivere assieme il più classico "viaggio dell'eroe" ben descritto da Christopher Vogler. 

A partire dai sotterranei di un parcheggio al centro della "spettacolare" Sanremo, sognando l'America, daranno vita ad una indimenticabile esperienza indossando le casacche arancioni del TOMATO BASEBALL CLUB.

Questi racconti permettono di vivere in prima persona, tramite i loro occhi, ogni personalità espressa dai protagonisti di questa crescita, che, oltre che sportiva,  si traduce in una trasformazione umana e culturale del concetto stesso di "sport". 

Incontrando sul loro percorso la vita, la morte, e i più grandi autori classici e moderni, che daranno vita alla formazione impossibile.
​​​​​​Da Dante a Whitman, da Mozart a David Bowie, passeggiando assieme a Marylin Monroe e Joe di Maggio in paradiso alla ricerca del girone del battiecorri. 

I piccoli inconsapevoli eroi del baseball del TOMATO BASEBALL CLUB vi invitano alla lettura e condivisione della loro irripetibile avventura, che li porterà dalle "catacombe"  alla serie A, sino allo realizzazione del Sogno Americano con l'esordio in major league di Alex Liddi.

Dalla Prefazione di Giovanni Colantuono:

"Chi ha giocato a baseball, a mio giudizio, è una persona per certi aspetti speciale. Il baseball non è uno sport qualunque, il baseball non forma solo atleti veri. Il baseball forma uomini particolari.

Quando avrete finito di leggere questo libro avrete capito anche il perché ". 

Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini


https://www.amazon.it/sogno-americano-TOMATO-BASEBALL-CLUB-ebook/dp/B07DDQCPPV/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1527932169&sr=1-1&keywords=Giovanni+Tommasini+il+sogno+americano+del+TOMATO+BASEBALL+CLUB


La scrittura emotiva.
Io, scrittore per caso.


La mia storia di "scrittore per caso". Una riflessione profonda sui commenti dei lettori. "Le sue pagine mi hanno emozionato"....Il mio scrivere, il vostro leggere, percorsi assieme. Un viaggio dentro noi stessi, dall'esperienza quotidiana,alla ricerca di un senso, passando dai ricordi, per arrivare alle emozioni. La mia storia di "scrittore per caso" alla scoperta di un metodo espressivo. . La creazione del testo, presente in noi, da restituire per far del nostro esperito una strada da proporre e da seguire.
La scrittura e la relativa lettura emotiva.
Giovanni Tommasini


https://www.amazon.it/scrittura-emotiva-Editoriali-Realizzati-Onestamente-ebook/dp/B0113H0W88/ref=sr_1_8?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1526073334&sr=1-8&keywords=Giovanni+Tommasini

venerdì 6 luglio 2018

Le sirene lo portarono in salvo. Una storia di quotidiana resilienza. Ebook UNA VITA SENZA.






SIRENE

Non erano riusciti a capire il misto assunto.
Tutte insieme.
In un bicchiere, tutta la famiglia sciolta nell’acqua.
Ora in lui.
Il cassetto delle medicine aperto, ogni confezione vuota..
E niente più.
Disteso tra il lavandino e la vasca da bagno.
Pallido, magrissimo, abbracciato ad un diario.
Le sue braccia, ancora vive, lo difendevano, stringevano, in loro era rimasta energia, non riuscirono facilmente a togliere quelle pagine dalle sue mani.
“E’ scivolato”.
Ai soccorritori dissero così.
I genitori, che indicarono il corridoio, la porta in fondo
Chiusa.
Da dentro.
Impronte di calci e pugni sul pannello esterno.
Respirava ancora.
Qualche parola ogni tanto.
Uscendo dal portone le braccia si sciolsero, lasciandosi andare sino a toccare terra.
Il barelliere ripose il diario sul suo petto, il respiro si aprì in lunghi sospiri.
Le mani lo ripresero con sè.


Le sirene lo portarono in salvo.

L'ebook su Amazon.it 

sabato 23 giugno 2018

Il sogno americano del TOMATO BASEBALL CLUB. "Chi ha giocato a baseball, a mio giudizio, è una persona per certi aspetti speciale. Il baseball non è uno sport qualunque, il baseball non forma solo atleti veri. Il baseball forma uomini particolari. Quando avrete finito di leggere questo libro avrete capito anche il perché ". Ebook.







Disponibile su tutti gli stores online nazionali e internazionali.

Dal Libro L'ARTE DEL BASEBALL, ormai fuori produzione, la versione Ebook dei racconti sulla mitica squadra del TOMATO BASEBALL CLUB.

Quando lo sport incontra la storia e la passione per elevarsi ad una dimensione culturale.

Era l'anno1976. Quindici bambini condotti e "rapiti" da due mentori appassionati, Marcello e Fulvio, iniziarono a vivere assieme il più classico "viaggio dell'eroe" ben descritto da Christopher Vogler. 

A partire dai sotterranei di un parcheggio al centro della "spettacolare" Sanremo, sognando l'America, daranno vita ad una indimenticabile esperienza indossando le casacche arancioni del TOMATO BASEBALL CLUB.

Questi racconti permettono di vivere in prima persona, tramite i loro occhi, ogni personalità espressa dai protagonisti di questa crescita, che, oltre che sportiva,  si traduce in una trasformazione umana e culturale del concetto stesso di "sport". 

Incontrando sul loro percorso la vita, la morte, e i più grandi autori classici e moderni, che daranno vita alla formazione impossibile.
​​​​​​Da Dante a Whitman, da Mozart a David Bowie, passeggiando assieme a Marylin Monroe e Joe di Maggio in paradiso alla ricerca del girone del battiecorri. 

I piccoli inconsapevoli eroi del baseball del TOMATO BASEBALL CLUB vi invitano alla lettura e condivisione della loro irripetibile avventura, che li porterà dalle "catacombe"  alla serie A, sino allo realizzazione del Sogno Americano con l'esordio in major league di Alex Liddi.

Dalla Prefazione di Giovanni Colantuono:

"Chi ha giocato a baseball, a mio giudizio, è una persona per certi aspetti speciale. Il baseball non è uno sport qualunque, il baseball non forma solo atleti veri. Il baseball forma uomini particolari.

Quando avrete finito di leggere questo libro avrete capito anche il perché ". 

Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini

Disponibile anche in lingia inglese su Amazon.com e tutti gli stores online nazionali e internazionali. 






mercoledì 23 maggio 2018

Il significato della rabbia, delle aggressioni, in relazione d'aiuto con un bambino autistico. La restituzione di un'esperienza.




Si parla sempre della quiete dopo la tempesta. Il nostro primo obiettivo: che la quiete fosse interrotta da qualsiasi cosa, ma permettesse a Cesare di percepire la mia presenza, si voltasse da quel muro bianco e diventassi io il muro con cui confrontarsi. Iniziarono momenti di aggressività, sfida, insulti, contatti fisici, tanto improvvisi quanto violenti. Era talmente importante per noi che Cesare uscisse dal mondo per entrare in contatto con il "nostro" che tutto ciò era festeggiato come un vero e proprio successo. Si procedeva per minimi obiettivi, che una volta raggiunti andavano pian piano consolidati.
Il primo era stato raggiunto. Entrare in contatto. Il prossimo ottenere è mantenere il più a lungo possibile il contatto oculare. Guardarsi negli occhi il più possibile. Come ci riuscimmo? 
Alla prossima puntata. Per chiudere.... 
La mia fortuna essere stato seguito da persone ONESTE intellettualmente e emotivamente, aver lavorato insieme sulla realtà delle situazioni vissute.
Per far ciò, capire e decodificare l'esperienza, a mio parere ci sono tre cose da fare. 
Una analisi personale, per far crescere la consapevolezza di sé stessi, entrare in contatto con il proprio mondo interiore, creare un dialogo sempre più chiaro e onesto con sé stessi , come fare se no ad entrare in contatto con la realtà altrui, avere un dialogo con l'Altro. 
Momenti di supervisione, pensare e ripensare assieme alla restituzione dell'osservazione della realtà per progettare approcci futuri diversi e più. 
La formazione culturale. Curiosamente andare a sviluppare i temi che la realtà ci propone. Leggendo libri, saggi, partecipando a corsi di formazione. 
Onestà intellettuale, relazione d'aiuto, Autismo, una cattedra e la metafora della bambola rotta.


Aggressività, relazione d'aiuto, Autismo, un errore e la possibilità di una riparazione. 








Per organizzare il seminario clicca sul link qui sotto



"Autismo e costruzione di una relazione d'aiuto. Sentire e Capire l'autismo"



La vera storia di una relazione d'aiuto reciprocamente e intensamente vissuta tra un educatore e un bambino autistico.

Per informazioni e iniziative in merito 

giovannitommasini8@gmail.com o whattsapp 348112499






giovedì 17 maggio 2018

Onestà intellettuale, relazione d'aiuto, Autismo e la metafora della bambola rotta.





Onestà intellettuale, relazione d'aiuto, Autismo e la metafora della bambola rotta. 

È difficile per me restituire il piacere di poter collaborare e scambiare contributi al fine di migliorare sempre più l'inclusione, l'accoglienza, l'attenzione e l'ascolto delle famiglie e dei figli disabili intellettivi e relazionali nel mondo attuale in cui sembra che il vero Autismo con il quale confrontarsi sia non quello delle persone definite tali ma ciò che incontriamo una volta usciti dal portone di  casa. 
Ho molto a cuore l'argomento in quanto è parte centrale della mia  vita da ormai trent'anni nella mia attività di assistenza domiciliare. 
Il tema che rilevo e che le vostre argomentazioni mi rivelano è un aspetto fondamentale per poter dare un vero, autentico e rispettoso aiuto. 
Ed è in due parole L'ONESTÀ INTELLETTUALE. 
La disponibilità a mettere in relazione tutti coloro che hanno a cuore una crescita culturale e di presa di coscienza del riconoscimento, in questi caso, delle persone che vivono, come si dice, nello "spettro autistico". Fuori dal giudizio e competizioni tra scuole di pensiero la disponibilità a integrare le diverse forme di analisi e approccio alle problematiche inerenti la vita quotidiana vissuta dalle famiglie coinvolte e dei loro figli (e tutti coloro che ne sono interessati, scuola, quartiere, parenti, amici  ecc.ecc.). 
Il mio approccio è umanistico nella misura in cui non mi propongo di spiegare alcunché ma solamente di restituire, testimoniare e mettere a disposizione il mio esperito per poi assieme a interlocutori diversi e "onesti intellettualmente" cercare di tradurlo per essere meglio riproposto in prospettive relazionali diverse e articolate al fine di favorire una sempre maggiore Inclusione nella vita quotidiana di realtà che spesso sono destinate a una solitudine immotivata e fonte di profonde sofferenze da parte di tutte le persone coinvolte. 
Vi scrivo ciò in quanto ho avuto la fortuna di avere incontrato e lavorato sin dalla mia prima assistenza domiciliare  dei referenti che mi hanno assistito e guidato con grande "onestà intellettuale". 
Faccio, per ora è in questa mail,  solo riferimento alla responsabile del consultorio familiare che mi ha accolto nel 1990 per propormi il primo "caso" da seguire e assistere, un bellissimo bambino definito autistico di undici anni,  e il dottor Roberto Soriani con il quale ho avuto modo di collaborare in supervisione per una decina di anni durante i quindici anni di assistenza domiciliare per Cesare. 
Ho potuto far esperienza di quanto rara e preziosa sia la mission della professione d'aiuto, di quanto sia un lavoro "artigianale" e a mio parere "artistico" la "costruzione di una relazione d'aiuto".
Uno psichiatra della salute mentale ASL 3 Genova che mi chiede per favore di "aiutarlo a capire Cesare e cosa sia l'autismo, se va visto come una fortezza vuota o altrimenti una fortezza piena" (e gli risposi "piena, di tutto l'umano possibile") un intellettuale raffinato che usava la scrivania come un piano relazionale sul quale restituire l'esperienza e guardarla assieme per trovare sguardi nuovi, nuove parole per descriverla, per tornare da Cesare e proporre e aprire nuove finestre sulla realtà. 
Vi propongo la lettera di prefazione "Soffrire assieme" che il dottor Roberto Soriani mi ha scritto per il mio progetto editoriale testimonianza e restituzione dell'esperienza di una vita vissuta in relazione d'aiuto. 

Lettera di prefazione “Soffrire insieme”

Caro Giovanni,
che piacere risentirti dopo tutto questo tempo!
Ancor di più sapendo che stai bene e ti sia buttato in una nuova impresa!
Non sono più di tanto sorpreso, devo scrivere, poiché nel tempo mi sono abituato al fatto che tu sia un “uomo dalle mille risorse”.
Certo non mi sarei aspettato di ritrovarti scrittore anche se, come ti definisci tu, “per caso”.
Ho accettato con piacere di leggere il tuo progetto sulla tua storia con Cesare e... Che bello!
Complimenti, sei stato molto bravo, come al solito potrei dire...
Ѐ stato un piacere rileggere la storia di Cesare, e capire, ancor meglio, che cosa è successo in quel lasso di tempo e, grazie al tuo scritto, capire anche perché è potuto accadere...
Devo dire, anzitutto, che mi hanno colpito la lucidità, la semplicità e, nel contempo, la
profondità di quanto sei andato a descrivere; con poche, semplici parole sei riuscito a dipingere un mondo che appare ancora oggi strano e misterioso, quello dell’autismo.
Mi è venuto spontaneo domandarmi cosa ha funzionato così bene nella vostra relazione e cosa ha permesso di arrivare dove siete arrivati.
La prima risposta è stata: l’EMPATIA!
Questa è una strana parola, talvolta abusata, spesso poco compresa.
Leggendo la storia che tu hai scritto, se ne comprende bene il significato, a partire dalla sua etimologia: “Soffrire assieme”. Cesare ti ha permesso di entrare nel suo mondo perché ha sentito che anche tu avevi sofferto e potevi così comprendere quello che lui provava.
E poi ti ha “fatto soffrire”, mettendoti alla prova, testando la tua capacità di tollerare anche le sue sofferenze.
Solo dopo averlo fatto ha potuto fidarsi e, quindi, affidarsi.
La seconda è stata la tua “NON PAURA”. Bada bene: non è il coraggio.
Ѐ il fatto di non esserti fatto spaventare dai mostri che popolavano il mondo di Cesare
di averli saputi affrontare accanto a lui, dimostrandogli che potevano, se non essere sconfitti definitivamente, almeno essere neutralizzati.
Perché lo hai potuto fare?
Un po’ per la tua incoscienza dettata
dall’inesperienza professionale, ma
soprattutto perché hai saputo guardarti dentro, scoprire che anche tu avevi dei mostri e li avevi neutralizzati…
In definitiva, quindi, è stata la tua grande onestà emotiva e intellettuale a permetterti di ottenere i risultati che, assieme a Cesare, hai conseguito.
Sono contento di avere lavorato con te, di aver potuto rileggere la storia e di scrivere queste cose.
Continua a essere te stesso, ad avere la stessa onestà e a combattere i mostri che popolano il nostro mondo.

Il carissimo Roberto.
Dott. Roberto Soriani Psichiatra
Salute mentale - ASL3 Liguria

Vi propongo altresì il video "Onestà intellettuale, relazione d'aiuto, Autismo e la metafora della bambola rotta" per descrivere cosa mi ha passato Onestamente la responsabile del consultorio familiare nel primo incontro di presentazione della relazione d'aiuto che avrei cercato di costruire (mi proposero tre mesi di osservazione anticipandomi di accettare la probabile impossibilità del compito)  tre volte a settimana per tre ore con Cesare.

Per organizzare il seminario


La vera storia di una relazione d'aiuto reciprocamente e intensamente vissuta tra un educatore e un bambino autistico.

Seminario "Sentire e Capire l'autismo. La costruzione di una relazione d'aiuto".

Per informazioni e iniziative in merito 

giovannitommasini8@gmail.com o whattsapp 3481124999.





martedì 15 maggio 2018

Aggressività e relazione d'aiuto. Un'esperienza e delle riflessioni in merito.





Negli ultimi trent'anni, per fortuna, è cambiata l'analisi del sistema famiglia nei confronti delle implicazioni delle relazioni familiari come causa effetto sui comportamenti problema del figlio disabile.
Tutti, famigliari e addetti al lavoro d'aiuto ad ogni livello di relazione con la persona aiutata (dall'educatore direttamente coinvolto nella relazione d'aiuto, ai professionisti con i quali analizzare l'esperienza e costruire un "piano di aiuto") ricordano la teoria colpevolizzante e assolutamente fuori luogo della " mamma frigorifero ".
Cosa è meglio fare, prevedere, mettere in campo, nei confronti di gravi problemi comportamentali quali le crisi psicomotorie con espressione di aggressività nei confronti di se stessi e dell'Altro da parte della persona che si cerca di aiutare a vivere meglio, più serenamente e nel reciproco riconoscimento, la relazione con l'Altro?
Quali i motivi per cui l'applicazione di modelli e strategie con un marcato approccio comportamentale sembrano alle volte non aiutare alla diminuzione della intensità sia nella espressione della aggressività nei momenti di " crisi" sia nella frequenza nel tempo?
Due prime risposte possono essere proposte per una comune riflessione.
La prima considerazione è la preminenza del "metodo", della tecnica messa al servizio della ricerca di risoluzione del comportamento problema, rispetto alle caratteristiche proprie della persona, educatore nel mio caso, che va a intervenire sul comportamento problema.
Sembra che poco serva al fine del cambiamento un approccio da " tecnico del comportamento " ma sia altresì necessario aver acquisito qualità umane e di gestione della relazione d'aiuto molto raffinate.
Ci si dimentica per cui, concentrandosi sulla "tecnica" o modello da applicare, delle caratteristiche della personalità di chi si può definire un buon "modificatore del comportamento".
Capacità di osservazione delle dinamiche che possono essere state determinanti per l'inizio e lo sviluppo della "crisi".
Vedere obiettivi a lungo termine senza farsi scoraggiare da iniziali fallimenti nell'aiutare la persona.
Procedere per minimi obiettivi da consolidare una volta ottenuti.
Capacità percettive che o si hanno o non si hanno. Cioè riuscire a cogliere con un sistema di raccolta dati appropriato anche i minimi segnali di miglioramento, non solo attendersi macroscopici cambiamenti che distolgono l'attenzione e l'osservazione di particolari che possono dare all'aiuto e all'intervento riflessioni e direzioni importanti nella costruzione di una relazione (intesa come intervento educativo da progettare fuori dall'esperienza in supervisione e équipe multidisciplinare) sempre più centrata sull'aiutato.
Sicuramente è necessario non far confusione tra se stessi e il proprio "ruolo" , avere creciuto in se stessi una sufficiente "indipendenza psicologica" tale da avere sempre presente la strada da percorrere assieme e la missione da compiere a prescindere dai risultati ottenuti nel qui e ora.
Per cui capacità di persistenza e costanza e fiducia nel credere che nessun comportamento, anche quello che sembra evidentemente immodificabile, sia impossibile da cambiare con un approccio pieno di Accoglienza, Attenzione e Ascolto di se stessi e dall'Altro.
Capacità di distacco per vedere le dinamiche in atto "dall'alto" fuori dal "tutto o niente" proposto dal comportamento problema.
La possibilità quindi di aiutare veramente non scendendo "personalmente" nelle dinamiche proprie della logica aggressiva sia su se stessi o sull'altro.
Un atteggiamento "pro attivo " per vivere meglio e non fissarsi solo su quello "reattivo".
Il comportamento problema viene a rappresentare un vero e proprio motivo relazionale basato su un ricatto di fondo. O stai con me perché prima o poi accade questo o non stai con me.
È nel saper proporre alternative a questo tutto o niente la capacità di proporre nuovi orizzonti relazionali. Con la possibilità di rimediare al comportamento problema e " vedere " vantaggi nella diminuzione della frequenza e intensità del comportamento.
Spesso nel comportamento problema il soggetto che lo mette in atto lo vede come una unica e disperata possibilità di avvicinare a se persone care con un tornaconto di "richiesta di presa in carico di se stesso" incomprensibile se ci si ferma alla "reazione" all'acting.
Comunque l'argomento è molto articolato e fonte di profonde e articolate riflessioni.
Lascio un video in cui racconto un episodio in cui propongo alla persona autistica che mi aveva aggredito pesantemente la possibilità di "rimediare".
Con un ulteriore messaggio post aggressione. Io ci sono, con te continuo a condividere il tuo spazio e tempo, a prescindere dagli eventi, per costruire assieme il nostro spazio e tempo. La riproposizione di un'esperienza di Relazione basata sulla reciprocità, comprensione e riconoscimento e condivisione delle proprie diversità e relative umanità. 

Per approfondire argomento Aggressività e relazione d'aiuto, il video "Una vittoria paradossale" propone un'ulteriore riflessione. 



Si parla sempre della quiete dopo la tempesta. Il nostro primo obiettivo era che la quiete fosse interrotta da qualsiasi cosa, ma permettesse a Cesare di percepire la mia presenza, si voltasse da quel muro bianco e diventassi io il muro con cui confrontarsi. Iniziarono momenti di aggressività, sfida, insulti, contatti fisici, tanto improvvisi quanto violenti. Era talmente importante per noi che Cesare uscisse dal mondo per entrare in contatto con il "nostro" che tutto ciò era festeggiato come un vero e proprio successo. Si procedeva per minimi obiettivi, che una volta raggiunti andavano pian piano consolidati.
Il primo era stato raggiunto. Entrare in contatto. Il prossimo ottenere è mantenere il più a lungo possibile il contatto oculare. Guardarsi negli occhi il più possibile. Come ci riuscimmo? 
Alla prossima puntata. Per chiudere.... 
La mia fortuna essere stato seguito da persone ONESTE intellettualmente e emotivamente, aver lavorato insieme sulla realtà delle situazioni vissute.
Per far ciò, capire e decodificare l'esperienza, a mio parere ci sono tre cose da fare. 
Una analisi personale, per far crescere la consapevolezza di sé stessi, entrare in contatto con il proprio mondo interiore, creare un dialogo sempre più chiaro e onesto con sé stessi , come fare se no ad entrare in contatto con la realtà altrui, avere un dialogo con l'Altro. 
Momenti di supervisione, pensare e ripensare assieme alla restituzione dell'osservazione della realtà per progettare approcci futuri diversi e più. 
La formazione culturale. Curiosamente andare a sviluppare i temi che la realtà ci propone. Leggendo libri, saggi, partecipando a corsi di formazione. 

Per organizzare il seminario clicca sul link qui sotto


La vera storia di una relazione d'aiuto reciprocamente e intensamente vissuta tra un educatore e un bambino autistico.

Seminario "Sentire e Capire l'autismo. La costruzione di una relazione d'aiuto".

Per informazioni e iniziative in merito 

giovannitommasini8@gmail.com o whattsapp 3481124999.










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giovedì 3 maggio 2018

Autismo e fattori di rischio. Una importante ricerca che conferma mia osservazione e Ascolto famiglie con figli autistici e disabili intellettivi e relazionali assistite negli ultimi 30 anni.


Ripropongo un articolo dedicato ad una importante ricerca scientifica sui fattori  di rischio che predispongono ad una diagnosi di Autismo su figli di genitori, in particolare mamme,  che hanno vissuto forti traumi di varia natura  durante la loro vita e gravidanza.

Parlerò diffusamente sabato a Modena durante la presentazione della nuova edizione di Sono  Cesare.. tutto bene "Sentire e Capire l'autismo"   di questo approccio che viene confermato in relazione alla mia esperienza di Vita vissuta in relazione d'aiuto in assistenza domiciliare per famiglie con figli autistici e disabili intellettivi e relazionali negli ultimi 30 anni.  

Vi aspettiamo Sabato 5 maggio ore 16,30 a Montale Rangone c/o Bar Sport. La vera storia di una relazione d'aiuto reciprocamente e intensamente vissuta tra un educatore e un bambino autistico.



Press-IN anno X / n. 1054 La Provincia di Como del 01-05-2018Autismo,
studio sui fattori di rischio Nuova ricerca di Villa Santa Maria
TAVERNERIO. Nuova prestigiosa pubblicazione per Villa Santa Maria.
L'articolo sui fattori di rischio gravidici correlati all'autismo,
basato sul lavoro svolto nel centro di Tavernerio e all'Irccs Stella
Maris di Calambrone (Pisa), è infatti stato pubblicato dall'autorevole
rivista scientifica Journal of Developmental Origins of Health and
Disease L'articolo illustra come lo studio realizzato da Villa Santa
Maria, centro specializzato nella cura e riabilitazione di bambini e
ragazzi affetti da autismo e patologie neuropsichiatriche, acquisendo
anche i dati dell'Irccs Stella Maris, abbia consentito di individuare
i fattori di rischio a cui le madri di figli con disturbi dello
spettro autistico erano state esposte con maggiore frequenza nel
periodo pre, peri e post natale. Mettendo a confronto tre diversi
gruppi di bambini e adolescenti, il primo con 73 giovani affetti da
autismo, il secondo da 45 ragazzi a sviluppo normale fratelli di una
parte dei giovani autistici appartenenti al primo gruppo, e il terzo
da 96 di pari età a sviluppo normale, l'indagine ha rilevato la
presenza di ben 25 fattori (sui 27 considerati) presenti con una
frequenza più alta nel caso dei ragazzi affetti da autismo.
Dall'esposizione occupazionale delle madri a vernici e solventi, al
verificarsi di eventi stressanti quali lutti, conflitti coniugali,
abusi o violenze. Dalle difficoltà economiche della famiglia, a
patologie quali gestosi e diabete gravidico. Dalla presenza di fattori
negativi quali il parto cesareo, al mancato allattamento al seno. Fino
all'utilizzo precoce di antibiotici. Confrontando le gravidanze e i
periodi post natali dei bambini autistici e di quelli dei fratellini è
risultato che i primi presentavano una frequenza molto più alta di 9
fattori di rischio.


Se vuoi leggere l'articolo originale clicca

sabato 31 marzo 2018

La nuova edizione di Sono Cesare... tutto bene. Una relazione di reciproco aiuto. Sentire e Capire l'autismo. A cura della C1V C'era una volta Edizioni.




Seminario "Sentire e Capire l'autismo. La costruzione di una relazione d'aiuto".
Per informazioni e iniziative in merito giovannitommasini8@gmail.com o whattsapp 3481124999.










Tutti gli Eventi sulla pagina facebook del Salotto Culturale di Montale Rangone a cura di Gianni Casale.
Pensieri e Dintorni 
Il 5 Maggio l'incontro con l'autore di Sono Cesare... tutto bene. Giovanni Tommasini

La playlist su YouTube "Autismo e costruzione di una relazione d'aiuto" 

https://www.youtube.com/playlist?list=PLgdb1SYL-KcziLAV3DHFmUqQptQRM2ptd

Sto proponendo nelle scuole, università, associazioni, il seminario "Autismo e costruzione di una relazione d'aiuto", alla tua pregiatissima attenzione i temi trattati e la bibliografia di riferimento
https://giovannitommasiniedizioni.blogspot.it/2017/05/seminari-ainsped-autismo-e-costruzione.html

lunedì 26 marzo 2018

Cuore e Mente. Autismo, la storia di una vittoria. Un Ebook di Marco Ghilardi. Storie di Autismo quotidiano raccolte da Giovanni Tommasini.



Dopo SONO CESARE .... TUTTO BENE - La vera storia di una relazione d'aiuto reciprocamente e intensamente vissuta tra un educatore e un bambino autistico di Giovanni Tommasini, un'altra Storia d'autismo quotidiano.
Marco Ghilardi in Cuore e Mente ci regala un libro sofferto che testimonia come, a volte, i miracoli possono accadere anche quando combattiamo con patologie fondamentalmente incurabili, come l'autismo.
La storia di Arianna e della sua famiglia è assolutamente fedele alla realtà fino all'ottavo anno di età della bambina che oggi, nel 2015, ha undici anni. Il resto della storia è qualcosa che è apparso nei sogni di un padre ferito, in una notte d'estate di qualche anno fa.
Il libro vuole essere uno sprone per tutti coloro che combattono giornalmente con malattie di ogni genere, a credere sempre che qualcosa di straordinario possa accadere.
Emozionante, toccante e non privo di colpi di scena, Cuore e Mente è un tentativo dell'autore di trasmettere un messaggio di speranza, soprattutto ai genitori di bambini affetti da ogni grado di autismo. L’ambizione, inoltre, è di sensibilizzare tutti noi a questo problema, purtroppo ancora poco conosciuto, alimentando la speranza che tutti questi ragazzi possano godere di un futuro migliore.
Marco Ghilardi nasce il 3 agosto del 1978 a Roma, da una famiglia benestante. Proprio a Roma, prende la maturità scientifica che gli permetterà di accedere alla carriera militare. Oggi è un Maresciallo dei Carabinieri, in servizio alla Sezione di Balistica, Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma, in qualità di analista di laboratorio. Nel corso della sua carriera, ha ricoperto vari ruoli nell'Arma, anche come Comandante di Stazione Carabinieri. Durante il corso marescialli, studia presso l'Università di Bologna fino a specializzarsi con diploma universitario in Scienze Criminologiche Applicate. A venticinque anni si sposa e, un anno più tardi, diventa padre di una bambina, Arianna, alla quale, all'età di tre anni, verrà diagnosticato un disturbo generalizzato dello sviluppo di tipo autistico. Unitamente ai suoi genitori e alla moglie, passa i successivi anni tra terapie comportamentali e check-up periodici, senza trascurare il suo lavoro e la sua grande fede in Dio, che gli permette di andare avanti ogni giorno con fiducia ed entusiasmo. A distanza di 8 anni dalla venuta al mondo di Arianna, nasce un maschietto, Emanuele Alexander, in perfetta salute.
L’autore si avvicina alla scrittura solo negli ultimi anni, così da dar voce alla sua creatività. Dopo quasi 4 anni di gestazione, partorisce il suo primo romanzo, Cuore e Mente, interamente dedicato alla storia di sua figlia Arianna. La scelta di indirizzare il suo tempo libero alla scrittura nasce dal desiderio di rimarginare le sue ferite con le parole, di voler donare quello che può, cioè quello che è.

Una Produzione P.E.R.O Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini