giovedì 17 maggio 2018

Onestà intellettuale, relazione d'aiuto, Autismo e la metafora della bambola rotta.





Onestà intellettuale, relazione d'aiuto, Autismo e la metafora della bambola rotta. 

È difficile per me restituire il piacere di poter collaborare e scambiare contributi al fine di migliorare sempre più l'inclusione, l'accoglienza, l'attenzione e l'ascolto delle famiglie e dei figli disabili intellettivi e relazionali nel mondo attuale in cui sembra che il vero Autismo con il quale confrontarsi sia non quello delle persone definite tali ma ciò che incontriamo una volta usciti dal portone di  casa. 
Ho molto a cuore l'argomento in quanto è parte centrale della mia  vita da ormai trent'anni nella mia attività di assistenza domiciliare. 
Il tema che rilevo e che le vostre argomentazioni mi rivelano è un aspetto fondamentale per poter dare un vero, autentico e rispettoso aiuto. 
Ed è in due parole L'ONESTÀ INTELLETTUALE. 
La disponibilità a mettere in relazione tutti coloro che hanno a cuore una crescita culturale e di presa di coscienza del riconoscimento, in questi caso, delle persone che vivono, come si dice, nello "spettro autistico". Fuori dal giudizio e competizioni tra scuole di pensiero la disponibilità a integrare le diverse forme di analisi e approccio alle problematiche inerenti la vita quotidiana vissuta dalle famiglie coinvolte e dei loro figli (e tutti coloro che ne sono interessati, scuola, quartiere, parenti, amici  ecc.ecc.). 
Il mio approccio è umanistico nella misura in cui non mi propongo di spiegare alcunché ma solamente di restituire, testimoniare e mettere a disposizione il mio esperito per poi assieme a interlocutori diversi e "onesti intellettualmente" cercare di tradurlo per essere meglio riproposto in prospettive relazionali diverse e articolate al fine di favorire una sempre maggiore Inclusione nella vita quotidiana di realtà che spesso sono destinate a una solitudine immotivata e fonte di profonde sofferenze da parte di tutte le persone coinvolte. 
Vi scrivo ciò in quanto ho avuto la fortuna di avere incontrato e lavorato sin dalla mia prima assistenza domiciliare  dei referenti che mi hanno assistito e guidato con grande "onestà intellettuale". 
Faccio, per ora è in questa mail,  solo riferimento alla responsabile del consultorio familiare che mi ha accolto nel 1990 per propormi il primo "caso" da seguire e assistere, un bellissimo bambino definito autistico di undici anni,  e il dottor Roberto Soriani con il quale ho avuto modo di collaborare in supervisione per una decina di anni durante i quindici anni di assistenza domiciliare per Cesare. 
Ho potuto far esperienza di quanto rara e preziosa sia la mission della professione d'aiuto, di quanto sia un lavoro "artigianale" e a mio parere "artistico" la "costruzione di una relazione d'aiuto".
Uno psichiatra della salute mentale ASL 3 Genova che mi chiede per favore di "aiutarlo a capire Cesare e cosa sia l'autismo, se va visto come una fortezza vuota o altrimenti una fortezza piena" (e gli risposi "piena, di tutto l'umano possibile") un intellettuale raffinato che usava la scrivania come un piano relazionale sul quale restituire l'esperienza e guardarla assieme per trovare sguardi nuovi, nuove parole per descriverla, per tornare da Cesare e proporre e aprire nuove finestre sulla realtà. 
Vi propongo la lettera di prefazione "Soffrire assieme" che il dottor Roberto Soriani mi ha scritto per il mio progetto editoriale testimonianza e restituzione dell'esperienza di una vita vissuta in relazione d'aiuto. 

Lettera di prefazione “Soffrire insieme”

Caro Giovanni,
che piacere risentirti dopo tutto questo tempo!
Ancor di più sapendo che stai bene e ti sia buttato in una nuova impresa!
Non sono più di tanto sorpreso, devo scrivere, poiché nel tempo mi sono abituato al fatto che tu sia un “uomo dalle mille risorse”.
Certo non mi sarei aspettato di ritrovarti scrittore anche se, come ti definisci tu, “per caso”.
Ho accettato con piacere di leggere il tuo progetto sulla tua storia con Cesare e... Che bello!
Complimenti, sei stato molto bravo, come al solito potrei dire...
Ѐ stato un piacere rileggere la storia di Cesare, e capire, ancor meglio, che cosa è successo in quel lasso di tempo e, grazie al tuo scritto, capire anche perché è potuto accadere...
Devo dire, anzitutto, che mi hanno colpito la lucidità, la semplicità e, nel contempo, la
profondità di quanto sei andato a descrivere; con poche, semplici parole sei riuscito a dipingere un mondo che appare ancora oggi strano e misterioso, quello dell’autismo.
Mi è venuto spontaneo domandarmi cosa ha funzionato così bene nella vostra relazione e cosa ha permesso di arrivare dove siete arrivati.
La prima risposta è stata: l’EMPATIA!
Questa è una strana parola, talvolta abusata, spesso poco compresa.
Leggendo la storia che tu hai scritto, se ne comprende bene il significato, a partire dalla sua etimologia: “Soffrire assieme”. Cesare ti ha permesso di entrare nel suo mondo perché ha sentito che anche tu avevi sofferto e potevi così comprendere quello che lui provava.
E poi ti ha “fatto soffrire”, mettendoti alla prova, testando la tua capacità di tollerare anche le sue sofferenze.
Solo dopo averlo fatto ha potuto fidarsi e, quindi, affidarsi.
La seconda è stata la tua “NON PAURA”. Bada bene: non è il coraggio.
Ѐ il fatto di non esserti fatto spaventare dai mostri che popolavano il mondo di Cesare
di averli saputi affrontare accanto a lui, dimostrandogli che potevano, se non essere sconfitti definitivamente, almeno essere neutralizzati.
Perché lo hai potuto fare?
Un po’ per la tua incoscienza dettata
dall’inesperienza professionale, ma
soprattutto perché hai saputo guardarti dentro, scoprire che anche tu avevi dei mostri e li avevi neutralizzati…
In definitiva, quindi, è stata la tua grande onestà emotiva e intellettuale a permetterti di ottenere i risultati che, assieme a Cesare, hai conseguito.
Sono contento di avere lavorato con te, di aver potuto rileggere la storia e di scrivere queste cose.
Continua a essere te stesso, ad avere la stessa onestà e a combattere i mostri che popolano il nostro mondo.

Il carissimo Roberto.
Dott. Roberto Soriani Psichiatra
Salute mentale - ASL3 Liguria

Vi propongo altresì il video "Onestà intellettuale, relazione d'aiuto, Autismo e la metafora della bambola rotta" per descrivere cosa mi ha passato Onestamente la responsabile del consultorio familiare nel primo incontro di presentazione della relazione d'aiuto che avrei cercato di costruire (mi proposero tre mesi di osservazione anticipandomi di accettare la probabile impossibilità del compito)  tre volte a settimana per tre ore con Cesare.

Per organizzare il seminario


La vera storia di una relazione d'aiuto reciprocamente e intensamente vissuta tra un educatore e un bambino autistico.

Seminario "Sentire e Capire l'autismo. La costruzione di una relazione d'aiuto".

Per informazioni e iniziative in merito 

giovannitommasini8@gmail.com o whattsapp 3481124999.





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