domenica 28 gennaio 2018

Tears for heaven. Frammento da Il sogno americano del TOMATO BASEBALL CLUB. Giovanni Tommasini Ebooks




SPIDERS - TEARS FOR HEAVEN
(e mentre scrivo… piango)


C’è come una tela di ragno, diceva, in cui mi sento prigioniera, ho sulla pelle qualcosa o qualcuno che senza stancarsi mai ci lavora. Mi copre di fili d’argento e mi lascia da sola a camminare in mezzo alla gente, vivere in fondo non è necessario, ma certo non è sufficiente.
Tela di ragno
Claudio Lolli

Entravamo negli spogliatoi e li vedevamo per terra. Erano fogli di giornale stropicciato buttati con noncuranza come prima di scappare da qualcosa.
Ci spogliavamo, andavamo a lavarci… era tutto come sempre. Ma la solita voglia di scherzare, di lasciarci andare, era assorbita da quelle pagine. Nella solitudine della cabina doccia, il nostro viso era bagnato già prima di aprire l’acqua.
Quella vista, quei fogli, ci sfinivano molto di più che l’allenamento. I nostri occhi restavano asciutti, ma lacrime scorrevano dentro noi.

I miei occhi implacabili che sono sempre limpidi pure quando piango.
Amicizia non vale a ingannare. Quando tacciamo, non sappiamo cosa dirci e apre degli abissi quel silenzio. Allacciarci non giova con le braccia se distinti restiamo ai nostri occhi.
A ingannarli non vali neppur tu, Dolore.
Camillo Sbarbaro


Non ne parlavamo, non sapevamo cosa fare, era troppo enorme ciò che era entrato nello spogliatoio, avremmo voluto fosse solo un brutto sogno. Invece la realtà aveva vinto.
Una sera, cambiandoci per l’allenamento, sul tavolo notammo una lettera. Era per lui.
Ci rimase quasi tutta l’estate, quella busta, in attesa di essere ritirata. Poi il buio vinse sulla voglia di continuare a stare in campo; sul tavolo solo la scatola degli orologi, della lettera più niente.
Vivevamo quel “buco” come una grande falla nel nostro perfetto meccanismo.

.............. continua..... 



I miei primi quattro Ebook.


Il sogno americano del TOMATO BASEBALL CLUB.
Racconti.

Quando lo sport incontra la storia e la passione per elevarsi ad una dimensione culturale.

Era l'anno1976. Quindici bambini condotti e "rapiti" da due mentori appassionati, Marcello e Fulvio, iniziarono a vivere assieme il più classico "viaggio dell'eroe" ben descritto da Christopher Vogler.

A partire dai sotterranei di un parcheggio al centro della "spettacolare" Sanremo, sognando l'America, daranno vita ad una indimenticabile esperienza indossando le casacche arancioni del TOMATO BASEBALL CLUB.

Questi racconti permettono di vivere in prima persona, tramite i loro occhi, ogni personalità espressa dai protagonisti di questa crescita, che oltre che sportiva si traduce in una trasformazione, umana e culturale del concetto stesso di "sport".

Incontrando sul loro percorso la vita, la morte, i più grandi autori classici e moderni, la formazione impossibile, da Dante a Whitman, da Mozart a David Bowie, passeggiando assieme a Marylin Monroe e Joe di Maggio in paradiso alla ricerca del girone del battiecorri ".

I piccoli inconsapevoli eroi del baseball del TOMATO BASEBALL CLUB vi invitano alla lettura e condivisione della loro irripetibile avventura, che li porterà dalle "catacombe" alla serie A, sino allo realizzazione del Sogno Americano con l'esordio in major league di Alex Liddi.

Dalla Prefazione di Giovanni Colantuono:

"Chi ha giocato a baseball, a mio giudizio, è una persona per certi aspetti speciale. Il baseball non è uno sport qualunque, il baseball non forma solo atleti veri. Il baseball forma uomini particolari.

Quando avrete finito di leggere questo libro avrete capito anche il perché ".

Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini

LA SCRITTURA EMOTIVA.
Io, scrittore per caso.

La mia storia di "scrittore per caso". Una riflessione profonda sui commenti dei lettori. "Le sue pagine mi hanno emozionato"....Il mio scrivere, il vostro leggere, percorsi assieme. Un viaggio dentro noi stessi, dall'esperienza quotidiana,alla ricerca di un senso, passando dai ricordi, per arrivare alle emozioni. La mia storia di "scrittore per caso" alla scoperta di un metodo espressivo. . La creazione del testo, presente in noi, da restituire per far del nostro esperito una strada da proporre e da seguire.
La scrittura e la relativa lettura emotiva.
Giovanni Tommasini

UNA VITA SENZA.
Una storia di quotidiana resilienza.

Una storia di quotidiana resilienza, una storia di rinascita dalle ceneri di un passato tormentato. Un diario di vita che si trasforma in un romanzo. Giovanni Tommasini, oggi educatore sociale, ci riporta alla sua infanzia, agli anni più tormentati della sua vita. Ci riporta a un'età che dovrebbe essere costellata di dolci ricordi e che invece, nel suo caso, viene travolta da un uragano fatto di violenza e intimidazioni. Ma Giovanni non si arrende. Inizia a curare un diario personale e scopre, nella scrittura, non solo una valvola di sfogo, ma anche un mezzo attraverso il quale andare avanti scrollandosi di dosso i fantasmi di un passato tormentato. Da quel diario nasce "Una vita senza", un libro di straordinaria potenza narrativa, all'interno del quale le emozioni si fondono con la bravura dell'autore. Una testimonianza di vita che vuole anche essere un monito per i tempi e le generazioni a venire.

SONO CESARE.... TUTTO BENE.
Una relazione di reciproco aiuto.

La vera storia di una relazione d'aiuto reciprocamente e intensamente vissuta tra un giovane educatore e un bambino autistico. Cesare e Giovanni si conoscono nell'ambulatorio di un consultorio di quartiere di Genova. La proposta di provare per tre mesi un tentativo di assistenza domiciliare, si rivela un'occasione per mettere in contatto due personalità in piena crescita, mutamento, che entrando in sintonia vivranno 15 anni indimenticabili...
Lettera di prefazione "Soffrire assieme" del dott. Roberto Soriani psichiatra servizio salute mentale ASL 3 Genova.
Articoli introduttivi:
"L'autismo secondo me"
"Cosa intendiamo quando parliamo di Relazione d'Aiuto".
Articoli di postfazione
"La sindrome X fragile"
"Disabili intellettivi e relazionali vs abili intellettivi e relazionali"
Una produzione editoriale P.E.R.O Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini

sabato 20 gennaio 2018

Persone con disabilità, invisibili anche in campagna elettorale? Giovanni Tommasini notizie dall'altrove.



Oggi Avvenire apre con un coraggioso editoriale –

 “Tante promesse e un vero scandalo. Invalidi dimenticati” 

– di Francesco Riccardi. Il
quotidiano è l’unico che in queste prime battute di campagna
elettorale abbia indicato con desolante chiarezza l’assenza del tema
della disabilità nei programmi di partiti e movimenti che si
presentano agli italiani.

Attira l’attenzione il giornalista sull’importo emblematico della
pensione riservata agli invalidi civili, quei 282 euro così lontani
dai minimi pensionistici richiesti o promessi per altre situazioni.

La disabilità, proprio a causa dell’esclusione che le persone e le
famiglie subiscono, proprio a causa dell’inadeguatezza di servizi di
sostegno a domicilio, proprio a causa di maggiori costi che rimangono
a loro carico, proprio a causa dell’esclusione, rinuncia,
marginalizzazione nel mondo del lavoro, è una delle prime cause di
impoverimento. E non solo economico.

È quindi condivisibile la sorpresa di Riccardi: come mai questa
sperequazione, questa marginalità non entrano nei programmi elettorali
con la stessa enfasi di altre promesse?

Ma le lacune sono ancora più ampie e vanno al di là della legittima e
sostenibile istanza, che condividiamo, di un adeguamento, congruo e
selettivo, delle pensioni agli invalidi. È l’abbandono e la lentezza
delle politiche per la disabilità che sono la dimostrazione
dell’assenza di una visione inclusiva della nostra società, delle
nostre comunità. È la delega (che non è tale) alle famiglie, al
volontariato, al buon cuore dell’assistenza, della cura riparatoria e
consolatoria, che poco ha a che spartire con i diritti umani, con la
possibilità di partecipare in condizioni di pari opportunità.

Quel risibile ed offensivo importo è solo l’aspetto più evidente.
Manca un piano per la non autosufficienza per aggredire lo stato in
cui versano milioni di persone con necessità di supporto intensivo.
Mancano interventi seri (non prese in giro come quelle previste
nell’ultima legge di bilancio) che non solo valorizzino i caregiver
familiari, ma prevedano coperture previdenziali e di malattia certe.
Mancano robuste misure di welfare aziendale, di flessibilità
lavorativa che evitino ai familiari, in particolare alle donne, di
dover abbandonare il lavoro per assistere un familiare. Manca la
volontà di sostenere progetti per la vita indipendente delle persone
con disabilità, anche di quelle solo parzialmente in grado di
autodeterminarsi.

Ma prima ancora è assente dalla prospettiva immediata una radicale
revisione dei percorsi di riconoscimento della condizione di
disabilità. Oggi è ancora una modalità improntata al pregiudizio e
alle distorsioni: la persona con disabilità è un potenziale
truffatore, un furbetto. Oppure è un malato da proteggere e da cui
proteggersi. Non è una risorsa, non è una persona con le sue
caratteristiche o le sue peculiarità. Il risultato è un percorso
kafkiano, costoso, conflittuale, inutile a descrivere le diverse
situazioni personali e a contribuire a costruire un progetto di vita e
a realizzarlo con strumenti e misure adeguate.

E per tacere di tutto ciò che rimane perennemente procrastinato e che
rende faticosa e umiliante la quotidianità delle persone con
disabilità: politiche e servizi per l’inclusione lavorativa,
fruibilità dei sistemi di trasporto pubblico locale, accessibilità di
ausili tecnologicamente avanzati, accessibilità alle risorse
culturali, qualità dell’inclusione scolastica e molto altro di una
lista che appare lacrimevole quanto lettera morta.

Su ciascuno di questi intrecciati risvolti vi sono, anche da parte
della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, proposte
sostenibili, riflessioni articolate, volontà di partecipare, ma se
prevale la disattenzione e il silenzio, un reale cambiamento continua
ad appartenere al mondo dei sogni.

La FISH, anche per non dare adito ad alibi di sorta, ha pubblicato nel
proprio sito (www.fishonlus.it) un appello alle forze politiche per un
impegno concreto sulla disabilità.



17 gennaio 2018



FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap

www.fishonlus.it
www.facebook.com/fishonlus
twitter.com/fishonlus






"Autismo, le famiglie oggi sono lasciate sole" Giovanni Tommasini notizie dall'altrove.




La Repubblica del 19-01-2018



La città fragile/3

MILANO. Diagnosi in crescita, una stima di 150mila lombardi prigionieri nel loro mondo segreto, un solo centro pubblico dedicato a Milano. La denuncia delle associazioni: " Per il sistema sanitario dopo la maggiore età i nostri figli non esistono. Diventano vuoti a perdere" Diciotto anni, e poi il nulla. «Perché per il sistema sanitario, questi ragazzi appena compiuta la maggiore età non esistono più. E diventano dei vuoti a perdere». Anna Bovi, mamma di Andrea, 48 anni e una diagnosi di autismo che risale agli Anni Settanta, scuote la testa: da trent'anni si batte perché a questi pazienti - « che non hanno una malattia, ma una sindrome: è cosa ben diversa», puntualizza - vengano riconosciute cure e assistenza. «Ormai ho più di settant'anni, non so più a chi rivolgermi» . Anna Bovi è la presidente di Angsa lombardia, l'associazione che riunisce le famiglie con figli autistici: 150mila in Lombardia, secondo le stime. « Ma numeri precisi non ce n'è: quante volte abbiamo chiesto un'indagine epidemiologica alla Regione, che però non è mai stata fatta. A dimostrazione che di noi, e delle nostre rimostranze, nonostante le conferenze stampa e gli incontri anche con lo stesso Maroni, nessuno si vuole occupare».
È tutto qui, il problema delle famiglie con in carico bambini e ragazzi autistici: una sindrome di difficile diagnosi, più conosciuta oggi rispetto a dieci anni. Ma ancora in una sorta di limbo, soprattutto dal punto di vista dell'assistenza da dare ai pazienti una volta raggiunta l'età adulta. «Ogni anno noi facciamo circa 150 diagnosi nuove», racconta Monica Saccani: neuropsichiatra infantile, dirige il centro di via Ovada, che dipende dall'ospedale San Paolo ed è l'unico centro pubblico, in città, a occuparsi esclusivamente di bambini che si collocano nello spettro autistico. La struttura ha avuto un iter complicatissimo, dal 2010 all'anno scorso è stata inaugurata ben tre volte senza però mai entrare davvero in funzione. Perlomeno fino a un anno fa, quando ha iniziato davvero a lavorare. « Noi cerchiamo di trattare i sintomi nucleari dell'autismo, quali la capacità di comunicare con gli altri e di interagire con altre persone - spiega Saccani - . Per i bambini con disturbi dello spettro autistico, il "lavoro" inizia in età prescolare. E prosegue per tutta la vita».
Si va da chi ha un disturbo lieve, ed è ad alta funzionalità, a chi ha una disabilità importante: « Noi siamo attivi dal 2009: assistiamo bambini e giovani adulti fino ai trent'anni e li includiamo in progetti a carattere educativo, terapeutico e ricreativo», spiega allora Roberto Piccinelli, presidente di Spazio Nautilus Onlus. Si occupano di bambini con diagnosi di Asperger: seguono 170 persone, e «negli ultimi anni abbiamo avuto un aumento della presenza di bambini anche molto piccoli. È segno che stiamo facendo passi importanti nel riconoscere e trattare la sindrome di Asperger».
Le difficoltà sono enormi: dai LEA, i livelli essenziali di assistenza, l'autismo in età adulta è fuori. «C'è una legge nazionale del 2015, e una regionale del 2016. E quella sul "Dopo di noi", fatta dal governo e tanto pubblicizzata - ricorda Bovi -. Il problema, però, è che finora si tratta di parole, a cui non sono seguiti dei fatti: non ci sono fondi o finanziamenti. E noi famiglie siamo ancora sole».

di Giulia Argenti Alessandra Corica

I punti
1. Il fenomeno in aumento e le risposte da trovare.
Le famiglie In Lombardia sono almeno 150mila le famiglie che hanno in carico un paziente con diagnosi di autismo: è la stima fatta da Angsa, la onlus dei genitori.

2. Le diagnosi. Ogni anno al centro di via Ovada, che dipende dall'ospedale San Paolo, vengono fatte almeno 150 diagnosi nuove. La struttura oggi segue 70 pazienti

3. L'assistenza. Le famiglie denunciano da anni carenze sul fronte dell'assistenza, soprattutto per i pazienti con autismo adulti.

Se vuoi leggere l'articolo originale clicca qui:
http://www.pressin.it/leggi.php?idarticolo=54921



mercoledì 17 gennaio 2018

Ebook UNA VITA SENZA. Una storia di quotidiana resilienza. La Prefazione.




Prefazione


 Ho conosciuto Giovanni Tommasini. L'ho conosciuto in maniera indiretta, in quel modo un po' astratto con il quale generalmente si conoscono i veri artisti; l'ho conosciuto leggendo questo libro. Niente sorrisi di plastica, frasi di cortesia e ferree strette di mano. Solo parole. Le sue parole. Questo perché “Una vita senza” non è semplicemente un romanzo ben scritto, è anche e soprattutto una testimonianza di vita, quel genere di diario troppo intenso e ricco d'emozioni per essere lasciato ad ingiallire in un vecchio cassetto. “Una vita senza” è la prova definitiva e concreta che anche dalle situazioni più avverse può nascere qualcosa di buono e che amore e comprensione possono germogliare in qualunque momento. Ma non solo. Penso che “Una vita senza” sia una lettura terapeutica, quel tipo di lettura che ti obbliga a fermarti, a guardarti dentro, quel tipo di lettura che ti aiuta a capire che non importa quanto la vita sia stata dura con te; se sarai determinato a seguire la retta via, potrai ancora ritagliarti il tuo spazio di felicità in questo mondo. Sono felice di aver conosciuto Giovanni Tommasini attraverso le sue parole. “Una vita senza” è uno dei libri più sinceri e diretti che mi sia mai capitato di leggere. È, come ho detto prima, un diario di vita, solo raccontato con la maestria del grande romanziere. Un romanzo di vita, ecco come potrei catalogarlo; uno di quei libri in cui l'anima dell'autore si riflette nelle sue parole. Un'esperienza che raccomando a tutti. Grazie, caro Giovanni. Grazie per le emozioni che mi hai regalato. 

Filippo Munaro


martedì 9 gennaio 2018

Anna Netrebko: "L'autismo non mi portera' via mio figlio". Giovanni Tommasini notizie dall'altrove.


Il Corriere della Sera del 08-01-2018


La stella che ha incantato tutti alla prima della Scala: «La competenza dei dottori, unita alla dolcezza dell’essere umano, può fare miracoli». E invita l’Europa a dotarsi di centri specialistici.

Anna Netrebko mostra un video in cui il piccolo Tiago ha alle spalle un albero di Natale e canta Jingle Bells, accompagnandosi a una danza gioiosa, frenetica, un po’ scomposta. «Ti sembra un bambino malato?», dice il soprano numero uno al mondo, protagonista con grande successo insieme al marito Yusif Eyvazov dell’Andrea Chénier alla Scala. Stavolta non parliamo di musica. Anna accetta di parlare dell’autismo del figlio. 

Alla fine di una lunga conversazione, accanto a Yusif, la grande cantante russa dice: «Voglio lanciare due appelli. Primo: l’Europa intera deve dotarsi di veri centri medici specializzati che mancano nella lotta contro questa malattia. A Vienna, dove risiedo, mi dicevano che non potevano aiutarmi, non c’era nulla da fare, non erano attrezzati. Secondo: la competenza dei dottori, unita alla dolcezza dell’essere umano, può fare miracoli». 

Si ferma, prende tutta l’aria che può con un respiro profondo: «Quando ho capito che Tiago era un bambino diverso dagli altri ero disperata. Il figlio della mia migliore amica aveva lo stesso problema, le sue condizioni erano peggiori. Dicevo tra me e me: Dio mio, come ne verremo fuori? Oggi è completamente un’altra persona, ma all’epoca... Aveva 2 anni. Ora ne ha 9 e a Vienna frequenta una scuola normale, va in classe con gli altri bambini». Due anni fa lei ci disse che Tiago aveva problemi di memoria, non ricordava nulla. «Sì, aveva problemi nell’analizzare il pensiero. Ha fatto progressi anche in questo, nel mio recente periodo milanese alla Scala riusciva a trovare la via di casa». 

Un ruolo importante nella sua riabilitazione l’ha svolto Yusif Eyvazov, il baritono di cui Anna si è innamorata durante la Manon Lescaut diretta da Riccardo Muti nel 2014 all’Opera di Roma. Yusif: «Io non fingo di essere il padre di Tiago: lo sono diventato. Lui mi chiama papà, lo ha deciso di sua spontanea volontà». Il padre biologico, il cantante uruguaiano Erwin Schrott, vede Tiago? «Quando ha capito che era autistico è sparito», racconta Yusif, «l’ha abbandonato, eppure la figlia che ha avuto dalla prima moglie, dalla quale si è separato, la vede. Non ha mai chiamato Tiago il giorno del suo compleanno, mai fatto un regalo».

Molti padri scelgono la fuga quando scoprono la malattia del figlio: e sono le nuove generazioni a far segnare un’inversione di tendenza dimostrando una maggiore maturità genitoriale. Insiste Anna: «Se si sente a suo agio, in una situazione comoda, gli fa una telefonata». E poi, gelida: «L’ultima volta l’ha visto in primavera». Si chiama Tiago Netrebko. Yusif: «Porta il cognome della mamma perché non erano sposati». Una relazione finita male: «Ma non ci siamo lasciati per l’autismo di Tiago. Eravamo troppo diversi, ero stanca...». Negli anni bui, Tiago era in difficoltà per i rumori improvvisi, «tuttora si copre le orecchie», dice Anna, «ma soprattutto aveva scatti d’ira, non era aggressivo, aveva rabbia, picchiava i suoi maestri a scuola».

«In inglese si chiama language disorder», aggiunge Yusif, «non riusciva a esprimersi e questo lo faceva arrabbiare». «Ma non era un animaletto selvaggio», dice lei, «urlava, questo sì, una volta ricordo che al parco dovetti tirarlo per i piedi, le altre madri volevano chiamare la polizia. Quando ha compiuto 5 anni sono riuscita a portarlo nei ristoranti, prima non era possibile». Yusif, come l’ha conquistato? «Tiago ha capito che ognuno ha un ruolo, la mamma gli permetteva tutto, ha capito che in casa c’è il poliziotto buono e il poliziotto cattivo». Anna: «Teme solo Yusif». «Una volta sono stato severo con lui. Sbatteva le porte, “vi odio”, ci urlava. Entrai nella sua stanza, Anna non c’era, lo guardai negli occhi: la prossima volta che fai così, ti prendo per i piedi e ti appendo al soffitto. Da quel giorno il nostro rapporto cambiò. Cominciò a fidarsi di me. Crescendo, ha capito che tutto quello che facevamo, lo facevamo per lui».

Tiago, dice Anna, è stato curato a New York: «Fu il sovrintendente del Metropolitan, Peter Gelb, a indirizzarmi al centro per bambini autistici Aba di New York. Gli diedero un punteggio alto di autismo: da 0 a 10, ebbe 8. Lo trovai eccessivo». Yusif: «I terapisti americani costano 150 dollari l’ora». Anna vorrebbe zittirlo, poi: «Non parlo di soldi, ma certo se non hai le possibilità economiche non vai da nessuna parte. Ecco perché le strutture sanitarie pubbliche europee dovrebbero attivarsi». 

«I medici Usa hanno saputo rompere il suo blocco verso il mondo esterno senza nessuna medicina, ecco, i farmaci sedativi dovrebbero essere eliminati», dice Yusif. Come l’hanno guarito allora? Anzitutto con la forza delle parole. Anna: «Tiago non voleva andare dal medico. I terapisti lo portavano di fronte allo studio: lì ci sono i dottori, vuoi vedere come lavorano? È un piccolo robot, vuole parlare delle cose che gli piacciono, i treni per esempio. Li disegna sempre. Da grande vuole fare il conducente di metropolitana». Yusif: «È un bambino dolce, adorabile, è veloce, capisce al volo, è felice. Non puoi non amarlo». 

Anna: «Prima si curava a New York, dove abbiamo una casa. Non lo lasciamo mai solo con la baby sitter per più di tre settimane. Per i terapisti doveva frequentare i suoi coetanei, così è stato e la situazione è molto migliorata». I bambini possono essere cattivi. «È vero, nei primi anni non lo lasciavano giocare. Lui non capiva. Ora ha tanti amichetti che lo cercano. Ha il cellulare, gioca con l’iPad. Può fare tutto». Yusif: «Io non lo considero mio figlio: è mio figlio, come se l’avessi fatto io. Il gioco che più gli piace è quello che chiama dei tre baci: dobbiamo baciarci tutti e tre contemporaneamente sulle guance». Tiago aveva bisogno di essere amato.

di Valerio Cappelli 
Per leggere l'articolo originale clicca qui



venerdì 5 gennaio 2018

Piccoli contenitori pieni di polpa rossa. Ebook Il sogno americano del TOMATO BASEBALL CLUB. La prima pagina.




La prima pagina del primo racconto. 

Piccoli inconsapevoli eroi del baseball. 


Era così che ci chiamavamo. Le casacche erano gialle e arancioni con scritto sul petto TOMATO.
A me Tomato faceva venire in mente quelle belle scatole di pomodoro che avevano ispirato Andy Warhol. Noi eravamo così, piccoli contenitori pieni di polpa rossa vivissima.
Avevamo deciso di giocare a baseball e chiesto una palestra al Comune.
E il Comune (che probabilmente avrà pensato: “Baseball? Che roba è?!”) ci aveva dato i sotterranei di un posteggio nel centro della città dei fiori. Il piano zero di tre piani, dei quali già i primi due sotto il livello del suolo.
Noi chiamavamo la nostra “palestra” le catacombe.
Insieme a noi, in quel luogo dalle pareti rocciose completamente e sempre grondanti umidità, c’erano “quelli che si bucano”. Noi da una parte a perderci dietro a una maledetta pallina, loro al lato opposto, presi da una maledizione, persi in labirinti di dolore.
C’era una reciproca indifferenza mista a rispetto, tra i due “gruppi”: nessuno voleva perdere quel posto.
In strada, aspettando che arrivassero tutti i compagni, senza i quali mai avremmo voluto scendere laggiù, spesso iniziavamo a lanciarci la palla, per scaldare il braccio… e ogni tanto una cadeva lì sotto.

...............


Disponibile anche in lingua inglese. 








Quando lo sport incontra la storia e la passione per elevarsi ad una dimensione culturale.

Era l'anno1976. Quindici bambini condotti e "rapiti" da due mentori appassionati, Marcello e Fulvio, iniziarono a vivere assieme il più classico "viaggio dell'eroe" ben descritto da Christopher Vogler. 

A partire dai sotterranei di un parcheggio al centro della "spettacolare" Sanremo, sognando l'America, daranno vita ad una indimenticabile esperienza indossando le casacche arancioni del TOMATO BASEBALL CLUB.

Questi racconti permettono di vivere in prima persona, tramite i loro occhi, ogni personalità espressa dai protagonisti di questa crescita, che oltre che sportiva si traduce in una trasformazione, umana e culturale del concetto stesso di "sport". 

Incontrando sul loro percorso la vita, la morte, i più grandi autori classici e moderni, la formazione impossibile, da Dante a Whitman, da Mozart a David Bowie, passeggiando assieme a Marylin Monroe e Joe di Maggio in paradiso alla ricerca del girone del battiecorri ".

I piccoli inconsapevoli eroi del baseball del TOMATO BASEBALL CLUB vi invitano alla lettura e condivisione della loro irripetibile avventura, che li porterà dalle "catacombe"  alla serie A, sino allo realizzazione del Sogno Americano con l'esordio in major league di Alex Liddi.

Dalla Prefazione di Giovanni Colantuono:

"Chi ha giocato a baseball, a mio giudizio, è una persona per certi aspetti speciale. Il baseball non è uno sport qualunque, il baseball non forma solo atleti veri. Il baseball forma uomini particolari.

Quando avrete finito di leggere questo libro avrete capito anche il perché ". 

Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini




Una storia di quotidiana resilienza, una storia di rinascita dalle ceneri di un passato tormentato. Un diario di vita che si trasforma in un romanzo. Giovanni Tommasini, oggi educatore sociale, ci riporta alla sua infanzia, agli anni più tormentati della sua vita. Ci riporta a un'età che dovrebbe essere costellata di dolci ricordi e che invece, nel suo caso, viene travolta da un uragano fatto di violenza e intimidazioni. Ma Giovanni non si arrende. Inizia a curare un diario personale e scopre, nella scrittura, non solo una valvola di sfogo, ma anche un mezzo attraverso il quale andare avanti scrollandosi di dosso i fantasmi di un passato tormentato. Da quel diario nasce "Una vita senza", un libro di straordinaria potenza narrativa, all'interno del quale le emozioni si fondono con la bravura dell'autore. Una testimonianza di vita che vuole anche essere un monito per i tempi e le generazioni a venire.



mercoledì 3 gennaio 2018

Storie di Sport, Autismo, Scrittura, Resilienza. I miei primi quattro Ebook. Giovanni Tommasini Edizioni.



Quando lo sport incontra la storia e la passione per elevarsi ad una dimensione culturale.

Era l'anno1976. Quindici bambini condotti e "rapiti" da due mentori appassionati, Marcello e Fulvio, iniziarono a vivere assieme il più classico "viaggio dell'eroe" ben descritto da Christopher Vogler. 

A partire dai sotterranei di un parcheggio al centro della "spettacolare" Sanremo, sognando l'America, daranno vita ad una indimenticabile esperienza indossando le casacche arancioni del TOMATO BASEBALL CLUB.

Questi racconti permettono di vivere in prima persona, tramite i loro occhi, ogni personalità espressa dai protagonisti di questa crescita, che oltre che sportiva si traduce in una trasformazione, umana e culturale del concetto stesso di "sport". 

Incontrando sul loro percorso la vita, la morte, i più grandi autori classici e moderni, la formazione impossibile, da Dante a Whitman, da Mozart a David Bowie, passeggiando assieme a Marylin Monroe e Joe di Maggio in paradiso alla ricerca del girone del battiecorri ".

I piccoli inconsapevoli eroi del baseball del TOMATO BASEBALL CLUB vi invitano alla lettura e condivisione della loro irripetibile avventura, che li porterà dalle "catacombe"  alla serie A, sino allo realizzazione del Sogno Americano con l'esordio in major league di Alex Liddi.

Dalla Prefazione di Giovanni Colantuono:

"Chi ha giocato a baseball, a mio giudizio, è una persona per certi aspetti speciale. Il baseball non è uno sport qualunque, il baseball non forma solo atleti veri. Il baseball forma uomini particolari.

Quando avrete finito di leggere questo libro avrete capito anche il perché ". 

Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini



La mia storia di "scrittore per caso". Una riflessione profonda sui commenti dei lettori. "Le sue pagine mi hanno emozionato"....Il mio scrivere, il vostro leggere, percorsi assieme. Un viaggio dentro noi stessi, dall'esperienza quotidiana,alla ricerca di un senso, passando dai ricordi, per arrivare alle emozioni. La mia storia di "scrittore per caso" alla scoperta di un metodo espressivo. . La creazione del testo, presente in noi, da restituire per far del nostro esperito una strada da proporre e da seguire.
La scrittura e la relativa lettura emotiva.
Giovanni Tommasini


Una storia di quotidiana resilienza, una storia di rinascita dalle ceneri di un passato tormentato. Un diario di vita che si trasforma in un romanzo. Giovanni Tommasini, oggi educatore sociale, ci riporta alla sua infanzia, agli anni più tormentati della sua vita. Ci riporta a un'età che dovrebbe essere costellata di dolci ricordi e che invece, nel suo caso, viene travolta da un uragano fatto di violenza e intimidazioni. Ma Giovanni non si arrende. Inizia a curare un diario personale e scopre, nella scrittura, non solo una valvola di sfogo, ma anche un mezzo attraverso il quale andare avanti scrollandosi di dosso i fantasmi di un passato tormentato. Da quel diario nasce "Una vita senza", un libro di straordinaria potenza narrativa, all'interno del quale le emozioni si fondono con la bravura dell'autore. Una testimonianza di vita che vuole anche essere un monito per i tempi e le generazioni a venire.


La vera storia di una relazione d'aiuto reciprocamente e intensamente vissuta tra un giovane educatore e un bambino autistico. Cesare e Giovanni si conoscono nell'ambulatorio di un consultorio di quartiere di Genova. La proposta di provare per tre mesi un tentativo di assistenza domiciliare, si rivela un'occasione per mettere in contatto due personalità in piena crescita, mutamento, che entrando in sintonia vivranno 15 anni indimenticabili...
Lettera di prefazione "Soffrire assieme" del dott. Roberto Soriani psichiatra servizio salute mentale ASL 3 Genova.
Articoli introduttivi:
"L'autismo secondo me"
"Cosa intendiamo quando parliamo di Relazione d'Aiuto".
Articoli di postfazione
"La sindrome X fragile"
"Disabili intellettivi e relazionali vs abili intellettivi e relazionali"
Una produzione editoriale P.E.R.O Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini




È uscito il mio nuovo Ebook. Quando lo sport incontra la storia e la passione per elevarsi ad una dimensione culturale. Il sogno americano del TOMATO BASEBALL CLUB. Racconti.



Racconti 



Era l'anno1976. Quindici bambini condotti e "rapiti" da due mentori appassionati, Marcello e Fulvio, iniziarono a vivere assieme il più classico "viaggio dell'eroe" ben descritto da Christopher Vogler. 

A partire dai sotterranei di un parcheggio al centro della "spettacolare" Sanremo, sognando l'America, daranno vita ad una indimenticabile esperienza indossando le casacche arancioni del TOMATO BASEBALL CLUB.

Questi racconti permettono di vivere in prima persona, tramite i loro occhi, ogni personalità espressa dai protagonisti di questa crescita, che oltre che sportiva si traduce in una trasformazione, umana e culturale del concetto stesso di "sport". 

Incontrando sul loro percorso la vita, la morte, i più grandi autori classici e moderni, la formazione impossibile, da Dante a Whitman, da Mozart a David Bowie, passeggiando assieme a Marylin Monroe e Joe di Maggio in paradiso alla ricerca del girone del battiecorri ".

I piccoli inconsapevoli eroi del baseball del TOMATO BASEBALL CLUB vi invitano alla lettura e condivisione della loro irripetibile avventura, che li porterà dalle "catacombe"  alla serie A, sino allo realizzazione del Sogno Americano con l'esordio in major league di Alex Liddi.

Dalla Prefazione di Giovanni Colantuono:

"Chi ha giocato a baseball, a mio giudizio, è una persona per certi aspetti speciale. Il baseball non è uno sport qualunque, il baseball non forma solo atleti veri. Il baseball forma uomini particolari.

Quando avrete finito di leggere questo libro avrete capito anche il perché ". 

Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini


La Prefazione di Giovanni Colantuono creatore e direttore editoriale di Baseballmania.eu 

Chi ha giocato a baseball, a mio giudizio, è una persona per certi aspetti speciale. Il baseball non è uno sport qualunque, il baseball non forma solo atleti veri. Il baseball forma uomini particolari. Come Giovanni Tommasini. Giocatore di baseball e oggi scrittore. Lui è passato per quel campo di forma particolare che si chiama diamante. Il verde dell’erba, la terra rossa; metti il caschetto, impugni la mazza e ti appresti a entrare nel box di battuta. Tu contro tutti: su quella collinetta c’è il lanciatore pronto a sfidarti; intorno a lui, i suoi compagni di squadra pronti a eliminarti se non ci riesce quel lanciatore.
Giovanni Tommasini l’ha vissuto sulla sua pelle, ha provato cosa significa scivolare su quella terra rossa per arrivare in base prima che i difensori avversari riescano ad eliminarti.
Una mail, una telefonata e ho conosciuto Giovanni. Dopo aver scambiato due parole ho subito capito quanto il baseball sia ancora nella sua vita. Quando poi ho letto Tomato, il suo primo racconto, mi sono reso conto quanto sia speciale questo autore ligure. Tutto il bello, tutta la magia di questo sport si ritrovano nei suoi scritti, prendendo spunto dalla nascita della prima squadra di baseball nella città di Sanremo fino alla favolosa storia di Alex Liddi. Il primo vero professionista da Major League italiano. Di Sanremo.
Quelli di Tommasini non sono semplici racconti. Con le sue citazioni di grandi scrittori, di grandi compositori e di grandi poeti, riesce a fare del baseball un insegnamento di vita. Il baseball non solo come sport di squadra ma come vera e propria palestra di vita. In ogni suo ruolo, dal lanciatore al ricevitore, dall’interbase all’esterno, questo sport ha qualcosa da dare.
Scrive Tommasini parlando del lanciatore in Nove Le Punte Di Diamante: “La traiettoria richiesta dal ricevitore, una possibilità di attracco per il battitore; l’incontro della mazza con la pallina lanciata, lo sbarco sognato sul nuovo mondo.
Eroi. Possiamo essere eroi, per un solo giorno e per sempre”.
Da lì sono arrivare le pubblicazioni sul mio sito Baseballmania, perché ho creduto subito in quello che Giovanni mi stava proponendo. Mai nessuno in Italia aveva scritto di baseball nel modo in cui lo ha fatto lui. Dai primi racconti a quelli che Giovanni ha iniziato a scrivere in seguito, qualcosa è nato anche dallo scambio delle nostre idee, come lo splendido racconto della vita di Agostino Liddi. L’origine di Alex Liddi.
Poi tutto è successo in poco tempo, perché i racconti di Tommasini volano veloci, come una dritta oltre le 90 miglia di un pitcher di Major League. Fino ad arrivare a questo libro che raccoglie, con un filo conduttore unico, tutti i racconti di questo grande scrittore ligure. Il primo grande scrittore di baseball in Italia.
Chi ha giocato a baseball è una persona speciale.
Quando avrete finito di leggere questo libro avrete capito anche il perché.

Disponibile anche in lingua inglese.