giovedì 25 aprile 2019

Parent Training-Autismo. “Nuova organizzazione per il trattamento dell’autismo”. Un importante progetto di coinvolgimento dei genitori di soggetti autistici per la costruzione di strategie di comportamento utili e coerenti con quelle dei terapisti.




«I genitori dei bambini con autismo vivono un forte senso di sofferenza e di disagio personale: devono fare fronte a difficoltà pratiche, come la gestione della terapia, degli interventi riabilitativi e delle visite specialistiche, e a difficoltà di carattere emotivo. D’altro canto, per i bambini con disturbo dello spettro autistico, la letteratura conferma che i trattamenti sono più efficaci quando coinvolgono i genitori e, in particolare, quando il trattamento è condotto dagli operatori dello staff e contemporaneamente i genitori vengono formati in maniera continuativa. È quindi importante sostenere i genitori e aiutarli ad usare delle strategie di comportamento utili e coerenti con quelle dei terapisti che seguono il bambino: migliorare infatti il loro benessere psicologico e la competenza educativa consente una diminuzione delle problematiche comportamentali ed emotive dei figli».
È su queste basi che ha preso avvio, nel settembre dello scorso anno, il progetto di sostegno alla genitorialità denominato Parent Training-Autismo, presso sei Centri dell’Associazione La Nostra Famiglia in Lombardia, ed esattamente a Lecco, Bosisio Parini (Lecco), Ponte Lambro (Como), Como, Castiglione Olona (Varese) e Sesto San Giovanni (Milano).
Il percorso, rivolto alle famiglie coinvolte nel modello sperimentale riabilitativo NOAH (New Organization for Autism Healthcare, ovvero “Nuova organizzazione per il trattamento dell’autismo”), si è articolato su 18 incontri formativi presso ciascun Centro. In ogni sede la proposta è stata offerta a 24 famiglie e ad ognuna di esse è stato fornito un pacchetto di 6 incontri. In totale, quindi, sono state coinvolte fino ad oggi 110 famiglie, ossia circa 200 persone tra madri e padri.
«Abbiamo potuto verificare – dichiara Francesca Pedretti, responsabile della Direzione Regionale della Nostra Famiglia – che i genitori direttamente coinvolti nell’apprendimento di strategie educative efficaci, risultano più speranzosi nei confronti del futuro, maggiormente in grado di gestire i cosiddetti “comportamenti problema”, oltreché in possesso di maggiori capacità di fare fronte alle situazioni di vita quotidiana».

Per ulteriori informazioni e approfondimenti:
Ufficio Stampa Associazione La Nostra Famiglia

(Cristina Trombetti), ufficio.stampa@lanostrafamiglia.it;

Giorgia Tardivo (tardivo@secrp.com).



Per leggere tutto l'articolo su Superando.it



Vi aspettiamo Sabato 11 maggio a Roma. 

Presso "Mocobo Centro culturale"

 Via Pellegrino Matteucci, 98.

Convegno Regionale #AINSPED, #DSA, #DOP ed #Autismo.

Dalle 15,30 alle 19,00

"Dalla costruzione della relazione d'aiuto alle attività outdoor."

Per iscrizione: ainsped.roma@gmail.com

Dott.ssa Marilu Tomassini. 

Posti limitati!


Sul mio canale YouTube ogni informazione in merito alla mia attività di educatore e scrittore.

Le sinossi dei miei primi cinque Ebooks.

domenica 21 aprile 2019

"Frammenti di un discorso simbolico". Era il 13 novembre 2015, come oggi qualcuno impugno' un mitra, e fu una strage. La foto di Salvini è un attentato alla sicurezza nazionale. Luca Morisi un personaggio pericoloso.



„Idee politiche dell'incazzato. Quasi impossibili da stabilire. La sua ideologia ringhia e saltella su un ring che comprende razzismo e paternalismo, estetica nazista e repulisti staliniani, buonsenso e guerriglia, non nominando mai i nemici per nome ma chiamandoli appunto "quelli là" o vaporizzandoli in un vortice di insulti. Il suo odio indistinto è rivolto verso ogni forma di vita amministrativa, sociale e animale (ad esempio i cassieri degli sportelli e i ragazzi che vanno in discoteca, i cani che sporcano per strada). Perciò è difficile attribuirlo a uno schieramento politico, anche se ha i suoi amori, che sono per lo più beceri televisivi, tiranni del passato e chiunque abbia usato il mitra in maniera seriale.“

Stefano Benni 




„Nella poesia africana l'immagine non è un'equazione, ma un'analogia, un'immagine super-reale. Un oggetto non significa ciò che rappresenta, ma ciò che suggerisce, o ciò che crea. Ogni idea è un'immagine, e l'immagine non è un'equazione, ma un simbolo, un ideogramma.“ 

 Léopold Sédar Senghor

„La Repubblica di Weimar, con i suoi simboli ed incoraggiamenti progressisti, era vista come un'imposizione del nemico. Essa non poteva ottenere la lealtà e catturare l'immaginazione del popolo tedesco. Per un momento [il popolo tedesco, N. di R. ] cercò di si aggrapparsi come per disperazione al vecchio Maresciallo Hindemburg. Dopo di che potenti forze andarono alla deriva, si aprì un vuoto e dopo breve tempo in questo vuoto avanzò a grandi passi un maniaco dalla genialità feroce, il deposito e l'espressione del più virulento odio che abbia mai corroso il petto umano — il caporale Hitler“

Winston Churchill

„L'America è stata edificata con la violenza. Tutti gli americani sono dei fuorilegge. Gli americani sono affascinati dalla violenza. La televisione è un invisibile guscio protettivo contro la nuda realtà. La malattia della cultura del XX secolo è l'incapacità di percepire la realtà. Le masse si raccolgono davanti alla televisione a guardare teleromanzi, film, idoli rock, e vivono selvagge emozioni attraverso questi simboli; ma nelle loro vite quotidiane sono emotivamente morte.“

Jim Morirson

„Il dirmi che una scarica di mitra è realtà mi va bene, certo; ma io chiedo al romanzo che dietro questi due ettogrammi di piombo ci sia una tensione tragica, una consecuzione operante, un mistero, forse le ragioni o le irragioni del fatto.“

Carlo Emilio Gadda


„L'AK-47 è un mitra che riesce a sparare nelle condizioni più disparate. Incapace di incepparsi, pronto a sparare anche sporco di terra, anche se zuppo d'acqua, comodo da impugnare, con un grilletto morbido che può essere premuto anche da un bambino. Fortuna, errore, imprecisione, tutti gli elementi che fanno salva la vita durante gli scontri sembrano eliminati dalla certezza dell' AK-47, uno strumento che ha impedito al fato di avere un ruolo. Facile da usare, facile da trasportare, spara con un'efficienza che permette di uccidere senza nessun tipo d'addestramento. «È capace di trasformare in combattente anche una scimmia» dichiarava Cabila, il temibile leader politico congolese.“

Saviano 


„Sentivo terribile su di me la responsabilità dell'esecuzione. Ne studiai febbrilmente le modalità. Chiamai a rapporto i miei ufficiali e li misi al corrente della situazione e impartii loro gli ordini. Ogni comandante doveva partecipare all'esecuzione sparando un colpo di mitra. Era questa una necessità simbolica.“

Herbert Kappler ufficiale e criminale di guerra tedesco 1907 - 1978

„Il ventennio fascista non fu, come oggi qualche sciagurato immemore figura di credere, un ventennio di ordine e di grandezza nazionale: fu un ventennio di sconcio illegalismo, di umiliazione, di corrosione morale, di soffocazione quotidiana, di sorda e sotterranea disgregazione morale. Non si combatteva più sulle piazze, dove gli squadristi avevano ormai bruciato ogni simbolo di libertà, ma si resisteva in segreto, nelle tipografie clandestine dalle quali fino dal 1925 cominciarono a uscire i primi foglietti alla macchia, nelle guardine della polizia, nell'aula del Tribunale speciale, nelle prigioni, tra i confinati, tra i reclusi, tra i fuorusciti. E ogni tanto in quella lotta sorda c'era un caduto, il cui nome risuonava in quella silenziosa oppressione come una voce fraterna, che nel dire addio rincuorava i superstiti a continuare: Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gobetti, Roselli, Gramsci, Trentin. Venti anni di resistenza sorda: ma era resistenza anche quella: e forse la più difficile, la più dura e la più sconsolata.“ 

Piero Calamandrei



«Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa. L’ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio».

Lettera di un parente di una vittima dell'attacco terroristico  con mitra, di venerdì 13 novembre 2015 al Bataclan.

Accoglienza, Attenzione, Ascolto? Cardito, ucciso di botte dal patrigno: a scuola definito da un'insegnante 'scimmietella'... Le maestre di Giuseppe Dorice, ucciso a 7 anni dal compagno di sua madre, sono nel mirino degli inquirenti: sapevano delle violenze



Mai una volta mi chiesero "come stai", "cosa fai?" (quando sei a casa)

Ma solo "cosa sai?" 

E al ritorno a casa, era il solito inferno.

A scuola lo mettevo in scena, non avendo nessuno a cui rivolgermi per chiedere aiuto  Erano solo note, risate, corridoi e mattinate passate fuori dalla classe.

Erano botte a colazione.

"La pelle che scotta, il rossore che con il tempo si tramuta in marrone, i segni della sua furia su di me.
Una pioggia di spilli il frizzio delle sue mani sulla mia epidermide, come si conficcassero tutti assieme.
Iniziavo ad avere una strana confidenza con quel linguaggio.
Unico modo per stare assieme, attirarmelo.
Un contatto.
La realtà, finalmente.
Mio padre.
Lo guardavo, lo vivevo, lo sentivo entrare, in me.
La sua forza, le vibrazioni della voce, l'odore dell'alito, gli occhi sbarrati, su di me.
Il suo respiro, sempre più in affanno. Bestemmie.
Io, la sua maledizione.
Da quella posizione, per terra, a parare i colpi, vedevo tutto ribaltato".


Un mio compagno di classe arrivava tutti i giorni in ritardo  15, 20, 30 minuti, a seconda del "clima" familiare al suo risveglio.

Mai nessuno gli chiese "come mai non ce la fai a arrivare puntuale?" .

Note, sospensioni, bocciature...

Il professore a cui chiesi "perché lo massacrate così?" mi rispose "io sono uno che, a chi mi tende la mano per non essere risucchiato da una voragine, gliela schiaccio ..."

Il fratello del mio compagno di classe aveva gravi problemi di dipendenza  (si bucava, si diceva negli anni ottanta ) il padre entrava e usciva dal carcere  la madre era persa nella disperazione familiare.

Ma nessuno gli chiese mai  "come stai?" , "hai voglia di raccontare come mai non ce la fai a arrivare puntuale la mattina..."

E oggi a Cardito, dopo l'uccisione di un bambino da parte del padre, con la complice indifferenza della madre, si scopre che anche per questo povero bambino erano risate, battute, silenzi, indifferenza da parte delle figure "educative"....


Questa la cronaca raccontata su blasting news 


Nessun intervento concreto, nessuna pietà. Anzi, una maestra, pur sapendo delle violenze domestiche che subiva il suo alunno, come la sorellina Noemi, lo chiamava 'scimmietella' solo perché quel bambino maltrattato che non parlava, si buttava sempre a terra per il disagio e il trauma del suo vissuto. Le educatrici non avrebbero fatto nulla: sono gravi le accuse della Procura di Napoli Nord che ha ordinato intercettazioni telefoniche, mandate in onda nel corso dell'ultima puntata della trasmissione televisiva 'Chi l'ha visto?', nei confronti delle maestre di Giuseppe Dentice, il bambino di sette anni ucciso lo scorso 27 gennaio a Cardito, paese in provincia di Napoli, dal patrigno Tony Essoubti Badre, 24 anni.
Il caso che ha sconvolto e indignato l'Italia, però è tutt'altro che chiuso: oltre al patrigno, ora recluso, e alla madre dei bambini,Valentina Casa, dalla scorsa settimana in custodia cautelare in carcere, nel mirino degli inquirenti ci sono anche le insegnanti dell'istituto comprensivo Quasimodo di Crispano, provincia di Napoli, frequentato dai bambini. Dalla Procura non trapelano indiscrezioni, ma non si esclude che qualcuno dell'istituzione scolastica, potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati.

Intercettazioni, le maestre sapevano e non hanno denunciato

Spesso Giuseppe e sua sorella Noemi, la primogenita di otto anni miracolosamente sopravvissuta il 27 gennaio al pestaggio di Tony Essoubti Badre, arrivavano nelle rispettive classi nella suola elementare Quasimondo con evidenti lividi, ferite, persino con i volti tumefatti. Le violenze domestiche, anche con il manico di una scopa, non sono avvenute solo la tragica domenica in cui Giuseppe è morto per le ferite riportate. Come accertato dalle indagini, erano frequenti, e i bambini, sporchi e trascurati, ne portavano i segni: eppure la Scuola che frequentavano non avrebbe mai allertatoforze dell'ordine e servizi sociali.
Dalle parole delle due maestre di Giuseppe, intercettate subito dopo la morte del bambino, emerge un quadro di realtà allarmante.

Per leggere tutto l'articolo :

https://it.blastingnews.com/cronaca/2019/04/cardito-ucciso-di-botte-dal-patrigno-a-scuola-definito-da-uninsegnante-scimmietella-002898235.html



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Il frastuono del mondo cos'è...

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Alla vostra pregiata attenzione le sinossi dei miei primi cinque Ebooks.

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sabato 20 aprile 2019

I "misteriosi" Suicidi tra i bambini e gli adolescenti in Giappone e l'esplosione delle patologie psichiatriche tra le giovani generazioni in Italia.





In #Giappone sempre più #adolescenti, moltissimi ancora #bambini, scelgono il #suicidio come risposta ai primi problemi che la vita propone.


In #Italia le patologie psichiatriche tra le giovani generazioni stanno esplodendo.


"L'#assenza è un assedio" cantava Piero Ciampi.

Quali le possibili cause di questa drammatica realtà? 

La #mancanza di un Altro significante dall'infanzia in poi, 

dovuto all'#interruzione del contatto con la #realtà che la "perenne #connessione" provoca.

(si può trovare un approfondimento in merito alle nuove patologie derivanti dalla dipendenza da internet, il futuro delle nuove generazioni perennemente connesse  sull'articolo



Playlist del mio canale YouTube di introduzione alle riflessioni proposte in #SMARTCHI?


Ma perchè – aldilà del contesto etico che in un Giappone “laico”  considera il suicidio un’opzione più che accettabile   – i giovani giapponesi si tolgono la vita? Il fenomeno, che anziché essere pubblicamente discusso continua ad essere volutamente sottovalutato (sia a livello governativo che scolastico e familiare) era stato previsto già qualche anno fa da Noritoshi Furuichi

“I nostri giovani sono tra i più felici al mondo. Mai stati così felici. Non troveranno, anche se pochi lo sanno e se ne preoccupano,  mai più un lavoro fisso, né potranno contare su una pensione. Ma se ne fregano. Iperprotetti dalla ricchezza accumulata dai loro genitori e dai loro sensi di colpa che ne hanno allentato, fino ad eliminare, ogni tentativo di imporre una leadership etica e morale, facilitati dalla deflazione che rende facilmente accessibile cibo, vestiario e divertimenti vari, e immersi nel mondo virtuale di internet che soddisfa, senza esporli a rischi che non vogliono e non potrebbero sopportare, ogni esigenza di “intrattenimento”  passivo, arrivano al capolinea più in fretta dei loro coetanei nelle altre parti del mondo. Molti si fermano. Molti  cercano di tornare indietro. Ma molti si tolgono la vita”.

Puoi approfondire il fenomeno  sull'articolo del Fatto quotidiano cliccando sul link seguente:



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"#Pagine d'#amore per mio #figlio" in #offerta speciale con due #regali per tutti i #lettori che ordineranno la raccolta dei miei primi cinque Ebooks in un unico #libro.

https://giovannitommasiniedizioni.blogspot.com/2019/04/cinque-libri-in-un-unica-raccolta.html

Anche in formato ebook

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venerdì 12 aprile 2019

Il frastuono del mondo cos'è. La presentazione dell'evento "Pagine d'amore per mio figlio. Leggere rende Liberi, scrivere Felici"



"Il frastuono del mondo cos’è
cerco ragioni e motivi di questa vita
ma l’epoca mia sembra fatta di poche ore"

Una giornata al mare
Paolo Conte

Io, scrittore per caso 

"Pagine d'amore per mio figlio. Leggere rende Liberi, scrivere Felici" 

Il frastuono del mondo cos'è, cantava Paolo Conte.
Stiamo vivendo un momento storico in cui non si sente più. Il silenzio è sempre più assordante, sui treni, in pizzeria, persone perse nello schermo di un device. 
Mio figlio nella primavera del 2013 mi chiese "papà mi connetti?" e non mi resi conto che tutto stava cambiando, l'altro iniziava a sparire, uno tsunami digitale stava per travolgere tutto e tutti. 

Per la prima volta nella storia, una rivoluzione tecnologica in meno di dieci anni ha ribaltato la quotidianità di ognuno di noi, eliminando l'unica piattaforma social con la quale noi, ultima generazione nata e cresciuta, per la maggior parte della nostra vita, off line, senza rete, abbiamo avuto a che fare : la realtà. 

I social e internet sono e saranno la morte di ciò che da la vita a tutti noi : il dialogo, la relazione umanamente vissuta con ogni sua possibile espressione, la ricchezza dell'incontro, la fecondazione dell'Altro. Ho scritto il mio ultimo libro su tutto questo e non solo: #SMARTCHI? Come riconnettersi alla Vita, a Noi stessi, all'Altro? A me pare che termini quali autoreferenzialità ormai siano fuori dalla realtà, si è autoreferenziali se si conosce a chi ci si sta autoreferendo...Noi stessi .. Noi siamo una costruzione prevalentemente dell'Altro. Ma l'Altro è sparito. Cosa sarà che fa morire a vent'anni (a cinque anni direi io) anche se vivi a fino a cento? Cantava Lucio Dalla... Ora lo sappiamo. La perenne connessione.


La desertificazione culturale, lessicale, emotiva, che la perenne #connessione produce, è un vero e proprio progetto strumentale alla riduzione dell'utente ad una mera protesi del #device, in funzione di una vita fatta di una serie di "#touch" indotti, finalizzati all'ordinazione di merci (il magazzino ha ormai sostituito il palmo della nostra mano) , pagamento di ricariche, per giochi, servizi, svuotando ogni "azione umana" di ogni contenuto relazionale, affettivo, reale.
Una manipolazione di massa, a cui,  per ora, mancando una presa di coscienza, non si è iniziato a pensare di mettere un argine. Ma è un progetto morto dalla nascita, un nuovo capitalismo ultra selvaggio senza speranza e futuro, in quanto non prevede una redistribuzione degli utili.

Questo il futuro delle nuove generazioni.
Cosa possiamo fare noi ultima generazione nata, cresciuta, vissuta off line, nella realtà, con l'immagine di noi stessi riflessa nel volto dell'Altro?
Parliamone.....

(Mi raccontano di fratelli che non escono di casa da tre anni, figli di dieci anni tutta la notte in diretta YouTube (dirette di 72 ore) e se la mamma spegne connessione il bambino va in escandescenza, insegnanti che mi ritornano realtà di adolescenti che crollano letteralmente ai primi contatti con realtà frustranti,  alle prime delusioni, perché non hanno in se un bagaglio esperienziale a cui attingere per affrontare la chiamata alla adultità, ecc ecc e siamo solo ai prodromi dell'esplosione di vere e proprie patologie psichiatriche (in aumento esponenziale le malattie mentali tra gli adolescenti), già descritte nei manuali di psichiatria.  FOMO, VAMPING, NOMOFOBIA, LIKE ADDICTION, I. A. D. Internet Addiction Disorder) 


"L'assenza è un assedio" 
Piero Ciampi

"Stavo vivendo un momento difficile, perso in un inferno emotivo, come già in altre occasioni della mia vita, ma qualcosa di più mi metteva in un angolo, con la sensazione non poterne uscire più. Mio figlio, la realtà, si stava sempre più allontanando, una distanza incolmabile, un vuoto fatto di una "connessione fake", nel palmo della nostra mano una voragine, Dio Google iniziava eliminare ogni possibilità di relazione". 

"Che fare, dunque?" 
Tolstoj


Nel corso dell'evento "Pagine d'amore per mio figlio  

Sarà presentato il percorso che mi ha portato a scrivere #SMARTCHI, i miei primi cinque libri, proposti per l'occasione in un unica raccolta "Pagine d'amore per mio figlio". 


Nell'assedio di un'assenza fatta di un vuoto mai vissuto, mi misi a fare ciò che nella mia infanzia e adolescenza mi permise di 
"cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
Italo Calvino 

Leggere e Scrivere. 

E la mia memoria andò alla prima esperienza che mi permise di entrare in contatto con la realtà, l'altro e me stesso.


Iniziai a scrivere, per restituire a mio figlio, a me stesso, la vita vissuta con i Cinque sensi, le sensazioni, i pensieri, le emozioni, i sentimenti.
Le prime tre pagine di un racconto.... E una dimenticanza.... 
I piccoli inconsapevoli eroi del baseball.

E niente fu più come prima... Scrissi altri 15 racconti... uscì il primo libro "per caso".... 

Restituendo il "lievito madre", chiamando in soccorso, in difesa dell'assedio dell'assenza, tutti i miei amici, elettivi e reali, le esperienze che mi hanno permesso di vivere, crescere, diventare adulto.

In "Pagine d'amore per mio figlio" restituisco il percorso che mi ha permesso di scrivere i miei primi sei libri, i primi cinque dei quali vere e proprie lettere d'amore per un figlio che mi stanno rubando in una perenne connessione.



- Il sogno americano del TOMATO BASEBALL CLUB

- Sono Cesare... tutto bene. Una relazione di reciproco aiuto

- Una vita senza. Una storia di quotidiana resilienza

- L'ultima lettera alla mia prima fidanzata

- La scrittura emotiva

Le sinossi dei miei primi cinque Ebooks.


Il sesto (#SMARTCHI?) dunque, altro non è che la proposta di una serie di riflessioni sul futuro delle nuove generazioni perennemente connesse che stanno nascendo e crescendo "senza l'altro" e un domanda :
Come riconettersi alla Vita, a Noi stessi e all'Altro? 

Giovanni Tommasini 

Tutti gli Ebooks da me scritti, prodotti e pubblicati, anche per altri autori indipendenti, su Amazon.



"#Pagine d'#amore per mio #figlio" in #offerta speciale con due #regali per tutti i #lettori che ordineranno la raccolta dei miei primi cinque Ebooks in un unico #libro.


Anche in formato ebook


Comodamente a casa vostra

la raccolta dei miei primi cinque Ebooks.

"Pagine d'amore per mio figlio.

In regalo

Agenda" Il tempo dello sport" anno scolastico 2019/2020

DVD "La scuola del baseball"

Scrivendo indirizzo al quale spedire le tre opere, 

ai miei riferimenti


WhatsApp 3481124999





Sul mio canale YouTube ogni informazione in merito alla mia attività di educatore e scrittore.


https://www.youtube.com/channel/UCmmiakeF4z3FwdxBxIe8ROg






domenica 7 aprile 2019

Cinque libri in un unica raccolta "Pagine d'amore per mio figlio". Con un DVD e un'agenda (in regalo per tutti coloro che ordineranno il libro)



Cinque libri in uno, un DVD e un'agenda per l'anno scolastico 2019/2020 (casa editrice G. D'anna) 

Comodamente a casa Vostra scrivendo indirizzo al quale spedire le tre opere a


WhatsApp 3481124999

"Pagine d'amore per mio figlio" (290 pagg.) 

Una relazione di reciproco aiuto

Una storia di quotidiana resilienza

L'ultima lettera alla mia prima fidanzata

Il sogno americano del TOMATO BASEBALL CLUB

La scrittura emotiva

DVD "La scuola del baseball" Casa editrice G. D'anna

Agenda "MIAGENDA 2019/2020" Casa editrice G. D'anna

15 €

2 € spese di spedizione

Modalità di %Pagamento
PayPal - Posta Pay - bonifico bancario

venerdì 15 marzo 2019

Pagine d'amore per mio figlio. La prefazione di Alessio Callegari




Prenotabile per la spedizione scrivendo a


WhatsApp 3481124999.

Pagine d'amore per mio figlio. (290 pagg.) 

10 € / 2€ per spedizione postale

Disponibile anche in versione Ebook su tutto gli stores online  



Il libro non è distribuito in libreria e online  acquistabile solo scrivendomi indirizzo al quale spedire la copia autografata con dedica.

La prefazione di Alessio Callegari  

Nessuno sceglie quando venire al mondo.
Così come nessuno decide quando lasciarlo.
È possibile che, lungo il sentiero della propria vita, si possano raccogliere, nel cestello del proprio vissuto, tutte quelle esperienze che, una volta poste in esame sopra un tavolo al ritorno a casa, si rivelano per quella cardinalità che è tipica delle parabole, delle favole antiche e degli insegnamenti, coniati da un senso profondo del quale è impossibile scorgere il fondo? 
È una domanda antica e permeante, soffusa e spietata, che intercede qualsiasi pensiero non appena lo scrivano, in qualunque parte del mondo esso si trovi, si segga sulla sua seggiola ed abbia modo di impugnare la penna.
Quanto è fattibile la misurazione del loro riverbero effettivo? La vibrazione innestata avrà una valenza a lungo gettito?
Verrà ascoltata? 
Può davvero, la singola esperienza vissuta e respirata nell'intimo, protrarsi oltre la bolla dell'individuale ed andare ad influenzare concretamente il mondo altrui?
È su queste basi che, al primo acchito, il nuovo lettore si approccia a Giovanni Tommasini; perché la medesima domanda, di riflesso, se la pone soprattutto lui, cliente finale: quanto ha peso il testo che leggerò? Mi fornirà quelle soluzioni a cui tendenzialmente punto, quando attingo ad un'opera letteraria, artistica, scientifica, comunque modellata dall'uomo?
Perché è inevitabile affermarlo: l'essere umano è alla assidua ricerca del proprio simile, ovunque esso sia; in modo costante, instancabile, seguendo quel flusso spesso e non misurabile, infinito come il tempo, dettato dal suo stesso istinto recondito. E l'opera d'arte, etimologicamente ideata e gestita dalle braccia, costituisce, senza dubbio fatto, l'agente artificiale di un pensiero, di un concetto immesso dall'Altro; un canale di comunicazione espresso ed inserito nella realtà.
Una liberazione, come riterrebbe Tommasini.
Perché il cammino che ha portato l'autore al compimento della pentalogia che reggete fra le mani, non è avvenuto in un contesto regolare e ovattato, fra muri intonacati di rosa, punteggiati da quadri con riposanti paesaggi agricoli, innanzi ad uno scrittoio di mogano orlato di bordi antiurto e la sicurezza di un paio di imposte sigillate ed un termosifone acceso: Giovanni, educatore di una casa famiglia nel primo entroterra genovese che ha vissuto la propria città fin da bambino nel suo cuore più fibroso e reale, è, a tutti gli effetti, un sopravvissuto. Intellettuale, verrebbe da aggettivare.

Nato dalla parte nascosta dell'utero, sfociò dal corpo di sua madre come una spiazzante sorpresa; “peloso” e “irrequieto”, espresse ben presto la sua impreparazione al soggiorno su questo mondo mordendo e pestando, rispondendo a tono e chiudendo con tonfi secchi i libri di scuola.
“Ingestibile!”, “Particolare!”. Le insegnanti gli affiliarono un profilo da somaro tale che permisero al padre, dirigente di banca, di mantenere, assieme alla anaffettiva madre, un trattamento esclusivo nei suoi confronti non comunque dissimile da quello che già utilizzava nei giorni buoni. E mentre la sorella stava a guardare, strane voci iniziavano a circolare sulla testa del fratello gemello... 
E intanto, oltre il balcone, l'immensa spianata di Sanremo. 
Saranno le sue strade, con le loro connessioni, a regalare finalmente giustizia alla pena di Giovanni; un parcheggio inutilizzato, delle mazze da baseball ed un gruppo scanzonato di amici. Basterà poco, perché la vitalità ed il vigore del Giovanni preadolescente riesplodano in una vampata vivace e stuzzicante: una divisa rosso fiammante, due coraggiosi allenatori con un piano infallibile e la scritta “TOMATO”; ed anche Sanremo avrà la sua nuova, seppur inconsapevole, squadra di baseball: sono i Tomato Baseball Club. Inconsapevoli, perché nella loro tenera età, non possono certo immaginare i destini a cui andranno incontro di lì ad un paio di anni…
Incontri e sfide, meteo permettendo. Fino a quell'ultimo, improvviso, deflagrante tuono finale, che squarcerà il campo al culmine della partita; quando la salivazione è a mille, le guance sporche di terra ed i capelli, indisciplinati, entrano negli occhi.
Ma niente paura: tutti per uno, uno per tutti. E mentre ridondano i primi colori ed estetismi degli anni 80, Giovanni, nell'esplorare pian piano le gioie della pubertà, scopre d'improvviso l'abbraccio attanagliante dell'amore, restandone abbagliato... Potrà la vita donargli la felicità a cui ha sempre anelato?
Ci penserà il piccolo Cesare, maestro d'orchestra dei muri, ad insegnargli, bacchetta in mano, quella melodia inascoltata dettata dai silenzi; la mancanza, un ponte con l'esterno da costruire da zero, gli abbracci stretti e quegli infiniti giri in moto. 
“Reggiti a me”. 
L'università costa, ma il prezzo pagato per coprirlo varrà infiniti dottorati.
Giovanni è un uomo alto, preciso, a modo e dalle dita inquiete. Il suo sguardo, lievemente corrugato da una tacita consapevolezza, cela una malinconia pudica e riservata, mantenuta nell'interiore come uno zainetto chiuso e sistemato sulla schiena, che si può aprire solo con il consenso del proprietario.
Perché malgrado tutto, Giovanni non può non essere definito un artista: le letture i suoi viaggi più belli; i libri, i suoi amici migliori.
“La carta è paziente” sussurrava Anne Frank dal retro casa ove si nascondeva, nella Amsterdam scandagliata dalla Gestapo dei primi anni 40. “Cara Kitty, sospira per me”.
E la carta è stata paziente anche con Tommasini: il suo richiamo, prorompente e luminoso, ha interrotto quello cupo e minaccioso delle voci dell'infanzia, agguantandolo persino durante la coda del supermercato, ma salvando, nel contempo, la sua stessa coscienza e mantenendolo saldo, leale, sincero e oltremodo coraggioso.
Tommasini è riuscito ad incarnare al meglio la natura stessa della scrittura, arrivando a bucare, nel silenzio dell'atto stesso, quella membrana sensibile che, nella veglia – qui intesa come non scrittura – ci divide dalla visione profonda e nucleica degli oggetti stessi, elevandoli senza sforzo – o, si nota in lettura, addirittura accorgimento alcuno – a livelli basilari e comprensibili a tutti; dunque universali. 
E nella fiducia verso l'amore a cui tutti tendiamo, ha arrotondato le proprie vicissitudini a misura di metafora, per poi indirizzarle, in un moto di genuina protettività paterna, verso il figlioletto. sotto forma di lettere.
Senza edulcorare, nel contempo, la propria identità personale.
Perché malgrado i calli alle mani, le avversità incontrate nella vita e le guance sporche di fango, Giovanni ha sempre saputo rialzarsi con il sorriso sulle labbra, esplicando, con le sue azioni, una proprietà tipica degli artisti e che li rende effettivamente tali: la resilienza.
La piccola Anne, combattente invisibile nella sua fittizia retrovia, voltata di spalle contro il muro scriveva: “Tutto si può perdere: i soldi, la bellezza, la gioventù... Ma la gioia che hai nel cuore, quella non te la potrà togliere nessuno; e per tutta la vita, tornerà a renderti felice”.


ALESSIO  CALLEGARI








sabato 9 marzo 2019

Incipit, sinossi e un frammento da UNA VITA SENZA. Una storia di quotidiana resilienza. Ebook su tutti gli stores online.





Incipit e un frammento 
........ 

Non erano riusciti a capire il misto assunto.
Un sinistro cocktail...
In un bicchiere, tutta la famiglia sciolta nellacqua.
Ora, in lui.
Il cassetto delle medicine aperto, ogni confezione vuota.
Niente più.
Disteso tra il lavandino e la vasca da bagno, pallido, magrissimo, accoccolato su un diario, le sue braccia, ancora vive, lo difendevano, stringevano. In loro era rimasta energia: non riuscirono facilmente a togliere quelle pagine dalle sue mani.
È scivolato! ai soccorritori dissero così i genitori, che indicarono il corridoio, la porta in fondo...
Chiusa, da dentro.
Impronte di calci e pugni sul pannello esterno.
Respirava ancora, qualche parola ogni tanto.
Uscendo dal portone le braccia si sciolsero, lasciandosi andare sino a toccare terra.
Il barelliere ripose il diario sul suo petto, il respiro si aprì in lunghi sospiri.
Le mani lo ripresero con sé.
Le sirene lo portarono in salvo.

............ 

Tommasini?
Sì, pronto...
Il consultorio familiare. Si ricorda? Cesare e tutte le altre assistenze familiari quando lei era studente universitario. Abbiamo bisogno di vederla, è l'unico che ci è venuto in mente. Vorremmo proporle di prendersi cura di un ragazzo, non riusciamo a capire perché ha cercato la fine.  Anche lui Scienze Politiche, mancava solo lultimo esame. Ora è fuori pericolo, ma al suo risveglio vorremmo ci fosse lei ad accoglierlo, ad accompagnarlo nel ritorno alla vita.
Mi spieghi meglio, che succede?
Abbiamo un diario, pensiamo sia lunica possibilità per comprendere il gesto e il motivo. A noi è apparso un tentativo di salvezza, di fuga, e con lei vorremmo proporre, costruire, un inizio partendo dalla fine. Le chiediamo di leggerlo, prima del suo risveglio.
Posso andare a trovarlo?
Certo, si chiama Giovanni.

Era lì, di fronte a me. Tra noi un vetro, come quello per i nascituri.
Fuori da tutto, finalmente.
Sentivo sollievo, stranamente non riuscivo a soffrire dinanzi a quell'immagine: il suo diario nelle mie mani, il suo viso nei miei occhi.
Nessuno era venuto prima di me a trovarlo. Nessuno.
Una trasparenza ci separava, mi attendevano le sue parole, al suo risveglio mi avrebbero chiamato.
Avrei infranto quel labile vitreo confine, per raccogliere assieme i frantumi delle nostre vite e creare nuovi sguardi sulla vita.
Evitando le schegge che inevitabilmente avrebbero tentato di colpirci, nuovamente.
Percorrendo il lungo corridoio verso luscita, quelle pagine iniziarono a bruciare nella mia mano.

.........



La ricerca della felicità, qual è la strada giusta da seguire? Una famiglia felice, coccole e dialogo. È quello che si legge su tutti i libri di fiabe, in tutti i manuali di pedagogia e psicologia che si studiano all’università, negli opuscoli distribuiti nelle strade. Ma è sempre così? 

L’opera “Una vita senza”, di Giovanni Tommasini, può essere introdotta con un’emblematica frase di Oscar Wilde: «I figli iniziano amando i loro genitori, in seguito li giudicano. Raramente, se non mai, li perdonano». 
Credo che il punto d’inizio sia proprio questo, l’amore di un bambino verso i genitori che non viene ricambiato, anzi, viene utilizzato come ariete per infliggere in esso dubbi, insicurezze, paure ed ansia. Un’ansia frenetica e continua, che non lascia spazio a dialoghi, chiarimenti e tregue psicologiche, ma che logora sia la mente che il corpo costringendo il soggetto a rifugiarsi nella scrittura o nei dialoghi immaginari con figure evanescenti con la speranza che lo portino via dalla patologica prigione di vetro in cui è nato.
“Conoscersi per poter Conoscere” è un paradigma essenziale delle Scienze Pedagogiche, con le tre “A” sintetizzate dall’autore: “Ascolto”; “Accoglienza”; “Attenzione”, le quali insieme alle tre “S”, ossia: “Sapere”; “Saper fare”; “Saper essere” generano le fondamenta che aprono le strade ai sentieri della vita. Giovanni comincia con la rievocazione dei ricordi, anche quelli più complessi e dolorosi, con una lucida analisi descrittiva, come se stesse parlando in terza persona (cosa che poi effettivamente farà ad un certo punto del racconto), riscoprendo il sé bambino e dialogando con lui. 
 
Il libro “Una vita senza” si legge tutto d’un fiato, il linguaggio è scorrevole, secco ed essenziale. Molti periodi, volutamente brevi, lasciano spazio al lettore ad immaginare le situazioni, immergendolo nel pieno degli episodi. Avere a che fare con una famiglia problematica e violenta provoca profonde cicatrici nell’animo umano, da cui si protraggono anni ed anni di cure educativo-comportamentali, psicologiche ed alcune volte psichiatriche; fin troppe volte ho visto entrare ed uscire dal mio ufficio minori ed adulti assuefatti da barbiturici e psicofarmaci, oppure consumati dalle droghe finendo pedine nelle mani dalla criminalità organizzata, con l’incoscienza nell’essere vittime predestinate di quella prigione di specchi che vanno via via frantumandosi, a piccoli pezzi, e si conficcano nel sistema nervoso, distruggendo la loro vita, limitando quella di altri. 
Ma con Giovanni è stato diverso. Egli sin da bambino trasforma le angherie in forza interiore, la violenza fisica e mentale in ascolto e dialogo, la ricerca delle "parole per dirlo" in una primordiale scrittura emotiva e nella lettura di libri di grande spessore. Giovanni non è uno dei tanti sopravvissuti, ma un uomo che ha scelto di vivere e che non si è piegato alle ipocrisie della nostra cieca società, poiché Giovanni svolge il mestiere di Educatore. Ed ha scelto di farlo con gli “invisibili”; i disabili. Affrontando le grandi paure del nostro tempo, ossia “il diverso”, l’estraneo, il malato. Ecco la sofferenza che diviene “resilienza”, il connubio di elementi istintivi, affettivi, emotivi e cognitivi che forgiano un carattere capace di assorbire gli urti mantenendosi integro nel tempo. Giovanni trasporta il proprio, profondo, rispetto per la vita anteponendo l’essere umano prima del caso clinico o patologico; ecco spiegato il segreto della sua profonda capacità empatica.
 
Le sinossi dei miei primi cinque Ebooks.




Cinque libri in uno.

Il mio nuovo libro, che sarà presentato Sabato 30 marzo, da ora prenotabile per la spedizione scrivendo ai miei riferimenti 


3481124999.

Pagine d'amore per mio figlio. (300 pag.) 

In anteprima la copertina realizzata da Alessio Callegari, grafico, editor e mio agente letterario.

Il libro sarà disponibile solo scrivendomi indirizzo al quale spedire la copia autografata con dedica.